La Procura di Milano e la vergogna delle “quote latte”



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Come si addice ad ogni campagna elettorale che si rispetti, la Procura di Milano entra nel gioco. Così, dopo che ieri i “tecnici” del Viminale hanno ricusato il simobolo della Lega Nord, in serata i magistrati di Milano sguinzagliano i finanzieri nella sede del partito a caccia di prove per una ipotesi di corruzione perchè si sospetta di presunti versamenti di denaro a funzionari pubblici e politici per interventi sia ministeriali che legislativi a favore degli agricoltori per ritardare i pagamenti sulle quote latte da versare all’Unione Europea. Secondo stime che la procura di Milano reputa attendibili, “nella frode delle quote latte mancherebbero all’appello 4 miliardi di euro”, che l’Italia avrebbe dovuto versare a Bruzelles.

Chiunque abbia evitato che 4 miliardi di euro dei nostri allevatori andassero ai burocrati di Bruxelles merita un premio, non una perquisizione. Il vero scandalo sono le quote latte: siamo costretti ad acquistare latte dai paesi della Ue perché lo impone l’Europa, e se sforano i limiti imposti in stile sovietico da Bruxelles, i nostri produttori devono pagare multe salate. Quei 4 miliardi che tanto accalorano i parrucconi della Procura, nel caso, non sarebbero soldi rubati alla Ue, ma soldi che l’Italia ha salvato dalla razzia dei burocrati di Bruxelles.

La Lega non c’entra nulla, siamo terzi e quindi la questione è chiusa”. Così Roberto Maroni, da Cernobbio esclude ogni possibile coinvolgimento del Carroccio nell’inchiesta sulle quote latte. “La procura pensava di trovare dei documenti di una dipendente di via Bellerio – ha proseguito Maroni – ma non è stato trovato nulla. Abbiamo fornito alla Guardia di Finanza la totale collaborazione e quindi non è vero, come ha scritto qualcuno, che abbiamo posto la questione dell’immunità perché l’inchiesta riguarda appunto una società estranea alla Lega”. Alla domanda dei giornalisti se sia in grado di escludere ogni possibile coinvolgimento nell’inchiesta di esponenti della Lega, Maroni ha risposto: “Certo che è così”.

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