La Germania non si fida e rimpatria i lingotti d’oro



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La mossa segna un’epocale rottura del rapporto di fiducia tra le principali banche centrali e ha scatenato fermento nei trader dell’oro, molti lo confrontano al ritiro effettuato dalla Francia dagli Stati Uniti sotto il presidente Charles de Gaulle quando Bretton Woods crollò alla fine del 1960.
Secondo Handelsblatt la Bundesbank annuncerà mercoledì che intende trasferire l’oro a Francoforte.
La Germania ha 3.396 tonnellate di oro, valore di circa 300miliardi di euro, la seconda più grande riserva dopo gli Stati Uniti. L’Italia ha la terza maggiore riserva al mondo con 2.451 tonnellate.
La maggior parte delle riserve tedesche sono state conservate all’estero per sicurezza durante la guerra fredda, quando la Germania Ovest era sotto minaccia sovietica.
La banca detiene circa un 45% del proprio oro alla Federal Reserve di New York, e l’11% alla Banque de France, inferiori a quanto inizialmente pensato.

La Bundesbank dice che non c’è più motivo di tenere i lingotti a Parigi, ora che la Germania è riunificata e in pace, ma alcuni pensano la tempistica del ritiro nasconda altro.
La banca manterrà solo una piccola parte delle riserve di Londra e New York per a fini di liquidità.
Qualunque sia il motivo principale , si tratta di un colpo alla globalizzazione e all’integrazione europea, e un ritorno alla “fisicità” della ricchezza e a dove questa si conserva.

L’ultimo cambiamento di strategia segue le critiche da parte della Corte dei conti tedesca che in un rapporto confidenziale definì l’oro detenuto all’estero “mai verificato fisicamente” e non sotto adeguato controllo. Paventando il fatto non fosse stato in parte dismesso. Un coro crescente di deputati del Bundestag ha da allora richiesto un ritorno di oro tutto della Germania.

Un trader come Jim Sinclair ritiene la mossa della Bundesbank un evento fondamentale nel mercato dell’oro e l’ultimo avvertimento per gli investitori che dovrebbero tenere “oro fisico” sotto il loro controllo, piuttosto che basarsi su meri contratti cartacei.

A differenza di Gran Bretagna, Spagna, Svizzera, Olanda e altri paesi, la Germania non ha venduto nello scorso decennio nessuno dei suoi lingotti d’oro, quando era di moda. E quando venne definito – prima di svenderlo ai minimi – da Gordon Brown “un relitto barbarico”.
Come la Germania, anche l’Italia ha mantenuto tutte le sue riserve, non ostante Prodi volesse seguire l’esempio inglese. I due paesi sono ora seduti su enormi riserve auree che stanno iniziando ad assumere un forte significato politico.

Cosa aspettano la Banca d’Italia e il nostro governo a rimpatriare l’oro che teniamo all’estero?

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