Francia: “accellerare la morte dei malati terminali”

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La Francia dovrebbe permettere ai medici di “accelerare la morte” per i malati terminali, secondo una relazione al presidente Francois Hollande del Consiglio nazionale di etica “medica”, in vista di un progetto di legge entro il giugno 2013.

“L’attuale legislazione non risponde alle legittime preoccupazioni espresse da persone che sono gravemente malate “, ha detto Hollande. E probabilmente nemmeno a quelle dell’Inps transalpina, aggiungiamo noi.

Il rapporto afferma che i medici dovrebbero poter essere autorizzare ad interventi che assicurano rapidi decessi per i pazienti terminali in tre specifici gruppi di circostanze.

Nel primo caso, il paziente in questione sarebbe in grado di fare esplicita richiesta in tal senso o averne dato istruzioni prima di diventare incapace di esprimere un giudizio.

Il secondo scenario prevede squadre di medici che agiscono sulla base di una richiesta da parte della famiglia di un paziente morente che non è più cosciente e non ha fatto alcuna istruzione.

Il terzo si applica ai casi in cui il trattamento serve a giudizio dei medici solo a sostenere la vita artificialmente. E quindi non servirebbe nessun assenso o richiesta.

L’autore del rapporto, il professor Didier Sicard, ha sottolineato che questo non sostiene alcuna misura che porti “improvvisamente e prematuramente fine alla vita.”

“Noi siamo radicalmente contrari a iscrivere eutanasia in legge”, ha detto Sicard una conferenza stampa.
Egli ha anche sottolineato che non sostiene una politica di tipo svizzero, con cliniche dove le persone vengono riforntite con il farmaco letale per consentire loro di terminare la propria vita.

Invece, ha detto Sicard favorisce la modifica di una legge del 2005 che autorizza già ai medici di somministrare farmaci antidolorifici ai livelli che si sa, come effetto secondario, abbreviano la vita di un paziente.

E’ un argomento molto complesso e delicato, ma quando lo Stato attraverso la legge si infila nel letto di morte cercando di “regolare” la fine della vita, si pone un problema su quale sia questo confine e su chi decida dove esso giaccia. Per non parlare di come una cosa tragica come la “fine” di un essere umano venga banalizzata nell’atto stesso di “burocratizzarla”.
Con tutti i possibili abusi che ne potrebbero conseguire.




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