Inchiesta su Femminicidio: un fenomeno gonfiato per spartirsi soldi

Vox
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A guardare la televisione negli ultimi tempi, sembra sia scoppiata una qualche sorta di “psicosi omicida” negli uomini italiani, la quale li porta a condurre una continua mattanza nei confronti delle donne.

“Femminicidio” è la parola sulla “bocca” di un po’ tutti i media, in questo periodo; neologismo che è stato coniato in quanto vi sarebbe un’epidemia inarrestabile di casi in cui una donna viene uccisa dal partner ( o ex partner ), come fase ultima di un percorso fatto di violenza domestica, oppure pedinamenti e persecuzioni.
Premesso che, indipendentemente da quanto siano frequenti i casi di violenza domestica o stalking, è comunque positivo che la società cerchi di debellarli del tutto ( e quindi appoggiamo ad es, la legge sullo stalking che può evitare la chiusura in tragedia di certi episodi), vogliamo chiederci quanto ci sia di reale dietro l’emergenza declamata dai media.

Ad oggi, non vi è molto accordo dei vari giornali e tg, su quale sia, in Italia, il numero di omicidi a danni di donne nel 2012; faremo dunque buono il numero più alto, 118, che viene citato da più fonti.

  • http://www.statoquotidiano.it/11/12/2012/quota-118-la-triste-vetta-delle-donne-uccise-per-mano-di-un-uomo-nel-2012/117857/
  • http://noi.caserta.it/uccise-dal-compagno-118-femminicidi-in-un-anno-come-quello-di-giovanna-de-lucia-la-violenza-sulle-donne-a-livelli-di-massima-allerta.html

Anche considerando questo numero, non si comprende il perché si segnali un primato e un’escalation continua del fenomeno del “femminicidio”. E questo in quanto il numero in questione, è del tutto in linea con quello degli anni scorsi, rimanendo, inoltre, una parte piccola degli omicidi volontari totali.
Nel 2011 le donne uccise furono 139,  e dati Istat  segnalano nel 2010 un numero di 156, nel 2009 di 172, mentre nel 2003 il numero fu di 192 ( su un totale di 719 omicidi volontari. Negli ultimi anni il numero è ulteriormente sceso.

A riprova dell’assenza di “escalation irrefrenabili” e tassi abnormi, basterà pensare che, come segnalato sia da dati ONU, che da dati del Viminale l’Italia è tra i paesi europei ( e mondiali ) con il minor tasso di omicidi che vedono donne come vittime.

Altro aspetto importante da considerare, è che i numeri citati nei media, vengono presentati in maniera ingannevole, sia nei titoli degli articoli che nei servizi televisivi di questi giorni; portando il lettore e lo spettatore a credere che essi siano riferiti esclusivamente ai cosiddetti “femminicidi”; anzi, spesso questa falsa informazione è riferita direttamente in modo esplicito

  • http://pubblicogiornale.it/attualita/donne-centri-antiviolenza-gerina-stalking
  • http://www.statoquotidiano.it/11/12/2012/quota-118-la-triste-vetta-delle-donne-uccise-per-mano-di-un-uomo-nel-2012/117857/
  • http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/19/femminicidio-cento-vittime-nel-2012-donna-uccisa-ogni-due-giorni/387948/

E’ da questi numeri, inoltre, che si dà la falsa informazione per cui vi sarebbe pressapoco un “femminicidio” ogni tre giorni, nel 2012

  • http://www.dirittodicritica.com/2011/10/11/violenza-donne-wave-39082
  • http://ricerca.gelocal.it/altoadige/archivio/altoadige/2012/11/29/NZ_01_09.html[/nbnote].

In realtà, questi numeri si riferiscono a qualsiasi omicidio, avvenuto nell’anno considerato, che vede come vittima una donna

  • http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf
  • http://27esimaora.corriere.it/articolo/il-femminicidio-in-italia-e-unemergenza-e-cosi-va-combattuta

Ottenere una corretta “scrematura” di questi numeri complessivi, non è semplice, anche perché i media presentano quasi sempre questi . Un’ eccezione è rappresentata da un articolo del Corriere.it del 22 Novembre che, pur accodandosi al clima di allarmismo, cita in una frase il numero di 73 “femminicidi” [nbnote]idem[/nbnote]; aggiungendo ad esso i tre casi avvenuti da allora, si sale a 76. Facendo riferimento a fonti mediatiche, che citano dati Istat, riusciamo anche a risalire al numero di tali eventi dell’anno scorso, che è è stato di 92 [nbnote]http://politica.ilbloggatore.com/tag1/istat/page/2/[/nbnote].

Dunque, rimane non chiaro perché vi sarebbe un’ escalation irrefrenabile del fenomeno in questi anni, né sono spiegate le diciture di “annus horribilis” affibbiate al 2012, quando semmai i dati segnalano un piccolo calo di questi drammatici eventi.

Vox

L’allarmismo in questione, diventa poi ancora più incomprensibile, se lo paragoniamo a quanto invece accade con i casi di stupri che vedono immigrati come colpevoli. Già nel “lontano” 2006 ( come rilevano i dati esposti dal Ministero dell’Interno, nei rapporti sulla criminalità gli immigrati, a fronte di una presenza che allora si aggirava intorno al 5% della popolazione si resero protagonisti del 39% degli stupri in Italia!

Un dato terrificante, che testimonia una tendenza, confermata negli anni a seguire.
Un dato ancor più terrificante, se si considera che gli stupri ad opera di italiani, rientrano, quasi sempre, nell’ambito delle violenze domestiche. In pratica, l’immigrazione ha una responsabilità enorme, quasi tendente all’univocità, sugli stupri che avvengono per strada, nei locali, nei parchi, nei pressi di mezzi pubblici; in generale, gli stupri per opera di estranei sarebbero una vera rarità, senza immigrazione. Altro che doverne invece parlare di continuo, nel “news aggregator” tuttiicriminidegliimmigrati.com
Eppure, queste ultime informazioni sono del tutto taciute, mentre procede vigoroso il “dramma femminicidio”.

Ma perché accade questo? Analizziamo le cause.

Un noto modo di dire, recita:” cui prodest” ( a chi giova)?
Dunque, chiediamoci anzitutto: “A chi giova strumentalizzare le vittime della violenza domestica e dello stalking, per creare un’emergenza che non c’è?”
Emergenza significa finanziamenti; e un’emergenza in temi “del genere”, non può che portare finanziamenti alle associazioni “neo-femministe”, dipendenti da fondi pubblici per la gestione dei cosiddetti “centri anti-violenza” ( tra parentesi, quando nell’articolo si parla di femminismo, si fa riferimento prevalentemente all’andamento generale che il movimento ha preso dagli anni ’70 in poi).

Infatti, il grande rischio che corrono tali centri, è quello di trasformarsi da qualcosa di positivo a qualcosa di negativo; e per essere più specifici, di tramutarsi da luoghi che svolgono il nobile scopo di essere punto di sostegno per chi ha subito abusi di vario tipo, in luoghi di proprietà di associazioni “neo-femministe”, che li utilizzano per portare avanti la propria ideologia, che comprende il fomentare una stupida e deleteria “guerra tra sessi”.
E questa brutta piega che tali centri tendono a prendere, non è certo una novità.
La stessa Erin Pizzey ( foto in basso), attivista inglese creatrice del primo rifugio antiviolenza, nel lontano 1971 ha più volte denunciato la pericolosa deriva della sua idea.

Queste parole sono tratte da una articolo che la donna ha scritto sul Daily Mail:

Uomini e donne lavoravano in armonia nel nostro progetto, fino a quando le donne del nostro rifugio organizzarono un incontro per aprire nuovi rifugi. Rimanemmo stupefatte quando a questo incontro arrivarono le lesbiche e le femministe radicali. Iniziarono a votare per loro stesse in questo nuovo movimento. Dopo un dibattito acceso, io e le donne abusate ce ne andammo. Quello che avevo più temuto accadde. In pochi mesi, le femministe distorsero il tema della violenza domestica.
Il movimento femminista ovunque ha distorto questo problema per i propri fini politici e per riempirsi i portafogli. Mi stupii dell’organizzazione e delle palate di soldi che giravano. […] Sotto la copertura dei centri anti-violenza che danno loro fondi e strutture per portare avanti la guerra di genere contro gli uomini, le femministe hanno iniziato a diffondere dati tendenziosi sul tema delle violenze domestiche.[…]
Vidi le femministe costruire le loro fortezze di odio contro gli uomini, dove insegnavano alle donne che tutti gli uomini erano stupratori e bastardi. Testimoniai il danno fatto ai bambini in tali rifugi.[nbnote]http://www.dailymail.co.uk/news/article-430702/How-feminists-tried-destroy-family.html[/nbnote]

Per queste sue dichiarazioni, la stessa Pizzey ha più volte affermato di aver subito minacce di morte, sia per lei che per i suoi figli, da parte di componenti di tali associazioni.

Negli Usa, il controllo massiccio delle associazioni femministe sui centri antiviolenza, ha provocato un brusco calo di pazienti, che ha portato chi gestisce tali luoghi a riempirli di donne drogate e in fuga dalla legge, per evitare di non ricevere più i finanziamenti pubblici.
In Canada, un rapporto del comitato giustizia per la famiglia, ha svelato uno scenario da incubo, soprattutto per donne e bambini ospiti in tali centri: si va da donne che hanno denunciato di aver subito molestie e violenze da operatrici lesbiche che, approfittando della loro situazione di vulnerabilità, hanno offerto a tali donne trattamenti privilegiati in cambio di prestazioni sessuali; a bambini che vengono sottoposti di continuo alla visione di filmati con uomini che picchiano donne; ad avvocatesse ( note femministe) che utilizzano spesso false accuse per vincere le cause, e verso cui vengono indirizzate le clienti dei centri.

In Germania, scenario affine; con il Comitato per gli affari familiari del Bundestag ( il parlamento federale tedesco) che, analizzato per la prima volta l’operato dei centri antiviolenza, ha subito dibattuto su quanto sia giusto mantenerli aperti.

*Il termine “femminicidio” è usato nell’articolo per comodità e per riferirsi all’argomento, essendo ridicolo e privo di senso. Ed essendo parte del processo mediatico di distorsione della realtà attraverso l’uso subdolo delle parole: la neolingua orwelliana.