Vescovo attacca Bergoglio: “Chiesa non sostenga Ius Soli”



“L’accoglienza deve essere affrontata a partire dalla considerazione di tutti i fattori implicati, in particolare quello della possibilità reale, anche solo dal punto di vista numerico, di accoglienze che non siano più indiscriminate”, così monsignor Luigi Negri, l’anti-Bergoglio vescovo emerito di Ferrara, punta di diamante dei tradizionalisti cattolici recentemente rimosso dal cosiddetto Papa.

Parla di Ius soli e accoglienza, temi da Negri già affrontati durante il suo mandato in Emilia Romagna, quando invitava i governi locali e nazionali a pensare anche ai poveri italiani più che agli immigrati.

“Non è possibile affrontare tali delicate questioni prescindendo dalla valutazione del «costo» – dice Negri in un articolo pubblicato su La Verità – non soltanto economico ma anche umano e sociale, di tale accoglienza (…) A me pare (e sin dai primi momenti io mi ero mosso in questa direzione) che considerare tutti i fattori, e considerarli a tutti i livelli, prima ancora di produrre un giudizio del tipo «tutti dentro» o «tutti fuori», sia assolutamente necessario per chi volesse operare non solamente con realismo e saggezza ma anche con salutare gradualità”.

Ma la vera bordata, a dimostrazione che la posizione di Bergoglio non è il Cristianesimo, ma soltanto la sua visione distorta del Cristianesimo, la sgancia sullo Ius soli:

“La legge è sbagliata, perché la cittadinanza non può diventare oggetto di una concessione automatica né meccanica che non implichi la valutazione dei fattori che sono in gioco, di tutti i fattori e a tutti i livelli”. Come la tradizione di un’Europa cristiana

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“Di fatto è in gioco una realtà di storia, tradizione, cultura, lingua e, in senso più ampio, di popolo che si pensa, o si decide, di poter concedere meccanicamente a chi o non ne è partecipe originariamente o non né è proprio partecipe, o addirittura non ne vorrebbe essere partecipe (…) Il problema della concessione della cittadinanza implica dunque l’apertura, nell’ambito dell’integrazione, di un dialogo fra le parti in gioco, senza che nessuno possa pretendere che gli sia concesso automaticamente ciò che da nessuna struttura della vita politica e giuridica del nostro Occidente è stato mai concesso in modo meccanico”.

Negri rigetta l’approccio della Chiesa italiana al tempo di Bergoglio sul tema. Troppo spesso piegata su posizioni aperturiste ed eccessivamente presenti nel dibattito politico. La Chiesa deve guidare le anime, non decidere le leggi.

“La realtà religiosa non può pretendere di arrivare a formulare in maniera autoritativa soluzioni – scrive Negri – perché non le competono. Alla realtà ecclesiale compete il compito straordinario di educare il popolo cristiano” non di sconfinare nel definire le “soluzioni politiche”, che “eccedono l’ambito di intervento strettamente religioso”. “Giova ricordare – conclude il vescovo emerito – che la soluzione di questi problemi, specificatamente politici, è competenza esclusiva del popolo, che certamente legifera attraverso il Parlamento, ma che ha anche la possibilità di respingere soluzioni legislative che non sentisse adeguatamente espressive delle sue istanze fondamentali, attraverso quei democratici strumenti che arrivano fino al referendum abrogativo”.

La Chiesa è divisa tra due correnti: una in cerca di anime, l’altra di carne fresca.



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