Padre Samir: “Il pericolo viene dal Corano”



“La cultura musulmana è incompatibile su molti punti con la cultura dei diritti umani”. Lo afferma padre Samir Khalil Samir, 79 anni, gesuita copto, islamologo, in una intervista al giornale locale di Rimini.

Padre Samir, iniziamo da una domanda di cronaca geo-politica: lei ritiene che l’autoproclamatosi Califfato sia un progetto dell’Isis militarmente sconfitto, ovvero ormai sotto controllo, oppure è ancora da temere?

Il suo confratello gesuita padre Boulad ha detto in un’intervista che l’università al-Azhar del Cairo «è la prima responsabile del radicalismo che si diffonde in tutto il mondo», malgrado in Europa sia ritenuta un’istituzione moderata e tollerante. Lei è d’accordo?

Al-Azhar si presenta nel mondo all’insegna della moderazione. Il giro fatto dal dottor al-Tayyib in Europa, in Germania, dal Papa, a Parigi, per dire “noi siamo buoni, bravi, moderati”, è un gioco politico. Il problema essenziale di Isis e del Califfato è nel pensiero, nell’interpretazione del testo sacro – per loro -, il Corano, la vita di Maometto, la Sunna, la tradizione islamica, nella concezione del bene e del male, del lecito e dell’illecito.

Lei ha fatto riferimento ai versetti del Corano di esplicita incitazione all’odio e alla violenza contro ebrei e cristiani. Questi testi e la loro interpretazione corrente, costituiscono un reale pericolo oppure no?

Sì. Nel Corano troviamo, a causa della storia stessa di Maometto, versetti abbastanza tolleranti, nel primo periodo (610-622), e altri aggressivi (622-632). Se si dice: gli ultimi testi cancellano i primi, che è la teoria logica, dunque la violenza domina sulla tolleranza, ed è ciò che succede oggi.



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