Suu Kyi mostra la strada: espulsi 370mila islamici in 17 giorni



“La portata e la velocità di questo flusso è senza precedenti in Bangladesh”, ha sottolineato l’Onu

Aung San Suu Kyi non cede alle pressioni internazionali e non ferma l’espulsione di immigrati musulmani dalla Birmania.

Sono ormai oltre 370.000 i musulmani rohingya fuggiti in Bangladesh dal Myanmar (nome ufficiale della Birmania) da fine agosto ad oggi. Il tutto, ricordiamolo, dopo un brutale attacco islamico che ha causato la reazione buddhista. Loro non porgono l’altra chiappa dopo le stragi islamiche, come facciamo in Europa.

Una reconquista che Zeid Ra’ad al-Hussein, alto Commissario dei diritti umani delle Nazioni Unite non ha esitato a definire “una pulizia etnica”. Proprio lui, principino giordano che dovrebbe ricordare la strage di palestinesi fatta da suo zio il re in un evento analogo. Solo che erano tutti musulmani.

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La questione verrà discussa in un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Intanto è da notare che mentre noi diamo asilo ai bengalesi che poi stuprano le turiste finlandesi a Roma, il Bangladesh è in grado di accogliere veri profughi. Perché non ci sono guerre in Bangladesh, tranne quelle inventate dai funzionari corrotti del governo PD.

Aung San Suu Kyi dimostra che essere pacifici non significa essere idioti. E che alle stragi islamiche si può rispondere in un solo modo che sia duraturo: espellendoli tutti o quasi. Non c’è alternativa. Altrimenti la pace sarà solo una pausa tra due guerre.



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