Aung Suu Kyi mina confine per impedire ritorno islamici espulsi



Il popolo birmano sta dandoci una lezione di come si reagisce al terrorismo islamico. Mentre noi, dopo gli innumerevoli attentati che hanno insanguinato le città europee abbiamo reagito con candeline, fiorellini e hashtag su Twitter, loro hanno risposto all’attacco islamico con l’espulsione di 125 mila musulmani in 11 giorni.

Non solo. Secondo il governo di Dacca, Bangladesh, i soldati birmani hanno minato il confine per assicurarsi che agli immigrati islamici non venga per caso in mente di tornare indietro.

Il governo di Dacca ha consegnato ieri pomeriggio una protesta formale ai diplomatici di Naypyidaw e, anche se nelle note ufficiali non si fa menzione di ordigni, nell’incontro al ministero degli Esteri della capitale bangladese la questione sarebbe stata affrontata.

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Il flusso di immigrati musulmani espulsi si sarebbe attestato a oltre 10mila unità al giorno e, secondo le Nazioni unite, martedì il bilancio sarebbe già stato di 125mila. Prendere appunti. Se lo fa un premio Nobel come Aung Suu Kyi, perché non potremmo farlo anche noi?



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