Aung Suu Kyi difende espulsione islamici e attacca media: “Siete fake news”



I ribelli armati islamici Rohingya – musulmani migrati in Birmania al tempo della colonizzazione britannica –
vogliono creare uno stato musulmano indipendente dalla Birmania. Lo ha denunciato oggi in conferenza stampa il consigliere per la sicurezza nazionale della Birmania, Thaung Tun, spiegando che i combattenti ribelli musulmani dell’Esercito Arakan per la salvezza dei Rohingya (Arsa) sono gli autori degli attacchi di due settimane fa a polizia e forze dell’ordine (30 uccisi), all’origine della repressione ed espulsione di massa che in soli 10 giorni ha visto la nazione buddhista espellere quasi 125mila islamici.

“L’Arsa vuole uno stato islamico indipendente dalla nostra nazione a forte maggioranza buddhista – ha dichiarato Thaung Tun – e le forze armate stanno usando il massimo della moderazione nelle operazioni militari contro di loro”, cercando di “salvaguardare i civili innocenti”.

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Thaung Tun ha così risposto a chi ha accusato il governo birmano di aver sparato indiscriminatamente contro i civili e di aver compiuto razzie nei villaggi musulmani Rohingya. L’Arsa ha del resto rivendicato gli attacchi armati antigovernativi.

Già in precedenza, il premio Nobel per la pace, la patriota Aung Suu Kyi, aveva definito ‘fake news’ le notizie di persecuzioni ai danni degli islamici.

La dimostrazione di come la democrazia sia ascoltare il popolo, non le élites. La dittatura ascolta le élites. E dopo decenni di dittatura, il popolo birmano non vuole finire dalla persecuzione politica a quella multiculturale.

Al di là di questo, quello che accade in Birmania, è la dimostrazione che l’immigrazione è reversibile. Anche dopo generazioni. Figuriamoci dopo pochi anni o decenni. Diamoci una mossa.



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