Bimba di 4 anni muore di malaria a Trento



Sofia Zago, una bimba di appena 4 anni ricoverata nei giorni scorsi all’ospedale Santa Chiara di Trento.

“È la prima volta in trent’anni di carriera che assisto ad un caso di malaria autoctona in Trentino”, dice Claudio Paternoster, primario di malattie infettive del nosocomio. Una malattia “autoctona” perché la piccola l’ha contratta senza aver effettuato viaggi nelle aree tropicali o sub tropicali dove la trasmissione è più facile: era stata sì al mare, ma a Bibione (Venezia) con i genitori. Dopo essere ricoverata in gravi condizioni nel reparto i terapia intensiva pediatrica di Brescia, la piccola è morta oggi.

La malaria viene trasmessa dalla puntura di zanzare appartenenti al genere Anopheles, diffuse soprattutto in zone tropicali. “Per la nostra conoscenza non esistono in Trentino e in Italia vettori idonei alla trasmissione della malaria”, ha spiegato Paternoster, “È stata un’ estate caldissima e con i cambiamenti climatici in atto non si può escludere l’adattamento di qualche specie. Andranno prelevati campioni di zanzare e esaminati.

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Certo, è colpa dei ‘cambiamenti climatici’, non demografici…

Il 70 per cento dei pazienti che contraggono la malaria in Italia è costituito da stranieri. Si tratta soprattutto di immigrati che arrivano dal continente africano. Spesso però sono gli stessi immigrati che vivono qui da lungo tempo a contrarre la malattia: questo perché la Malaria si diffonde sì, solo attraverso la ‘puntura delle zanzare’, ma se concentri gli infetti in una zona, la diffusione dell’epidemia è più semplice: le zanzare hanno più infetti da dove ‘prelevare’ la malattia.

Il serbatoio del parassita è infatti costituito dagli individui infettati in maniera cronica. E chi meglio degli africani?

La malattia è infatti altamente diffusa in Africa, Sud-Est asiatico, Asia meridionale, medio-oriente, Europa dell’Est, America centro-meridionale, Sud Pacifico. Tutte zone di provenienza dei ‘migranti’.

I vettori sono zanzare del genere Anopheles.

E non è vero, come millantano gli esperti prezzolati, che “non esista alcun rischio di contagio per la popolazione locale”, proprio per quanto scritto sul ‘serbatoio’.

Infatti, più immigrati fai arrivare da zone colpite, più è probabile raggiungere il ‘numero critico’, oltre il quale i portatori della malaria danno vita ad un focolaio epidemico. Soprattutto quando sono sbarcati, in massa, recentemente.



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