L’incubo della cronista circondata da immigrati: “Ehi bella, ora ci divertiamo”



Un ragazzo di colore di nemmeno trenta anni mi segue con lo sguardo. Si avvicina e mi chiede se «mi serve un posto per la notte». Continuo a camminare, lui dietro di me insiste: «Se ti va possiamo divertirci». Con la mano sinistra si tocca appena il taschino della camicia, solleva una scatolina. Non riesco a capire di cosa si tratti: se sono preservativi o se è solo un modo per offrirmi droga.

Decido di non guardarlo, inizio ad avere paura. Anche perché lui non ha un bell’aspetto: camicia sbottonata, muscoli tirati e catena al collo. Il gel gli scolpisce i capelli e i braccialetti raggiungono quasi il gomito. Mi squadra dalla testa ai piedi, dai piedi alla testa senza sosta. Come se volesse intimorirmi.

E’iniziata così quella che doveva essere una serata con amici e poteva finire peggio se non fosse stato per una volante della polizia che poco prima di mezzanotte è passata proprio da Santa Croce allontanando i cinque ragazzotti stranieri che ho ritrovato mentre tornavo alla macchina. Mi hanno offerto droga, «divertimento», «sballo». Mi hanno detto frasi del tipo «Dove vai», «Chi aspetti» o «il tuo ragazzo dove è». Mi hanno vista timorosa e mi hanno aspettata, volevano capire che direzione prendessi.

Allora ho accelerato il passo sperando di trovare riparo tra le luci accese dei locali, poi per fortuna in quel momento sono passati gli agenti. Alla vista dei poliziotti i malviventi si sono immediatamente infilati nelle stradine laterali, lasciandomi definitivamente in pace.

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Sono solo tornata a casa con tanta paura nel cuore. Per me e per tutte quelle donne che, come me, vorrebbero poter avere la libertà di rientrare sole, senza essere seguite o molestate. Nella mia testa, invece, restano due grossi punti di domanda: «E se in quel momento non fossero passati i poliziotti? E se questa volta fosse successo a me?».

La sera è così: è tutta una questione di sguardi. Di passi, respiri che si avvicinano. Di attimi, di coincidenze e di incontri sfortunati. E Santa Croce quest’anno sta tirando fuori il peggio di sé. A pensare che solo poche decine di minuti prima dei miei ‘sfortunati’ incontri avevo incrociato il presidente Silb Firenze (Confcommercio) Riccardo Tarantoli. Anche lui ha puntato il dito «contro una situazione ormai insostenibile». «E’ diventato difficile lavorare – le sue parole – gli spacciatori aspettano i clienti fuori dai nostri locali. Facciamo il possibile con i nostri steward e le telecamere di video sorveglianza ma i malviventi sono sempre più aggressivi. A volte ci sono vere e proprie guerre di territorio». Di certo non immaginavo che mi sarei ritrovata protagonista mio malgrado.

La tragedia è accaduta a Rimini. Ma la tragedia è quotidiana. Ogni giorno almeno 5 donne vengono violentate da immigrati in Italia. Sono numeri spaventosi. E’ la nuova realtà dell’immigrazione selvaggia.

E tante altre volte non accade per caso. Come per la fortunata cronista della Nazione. Ma è vergognoso che le nostre città siano diventate stuprifici a cielo aperto. E’ vergognoso che orde di barbari affamati di sesso siano liberi di vagare senza sosta da un quartiere all’altro a caccia di selvaggina bianca.

E se poi, qualche gruppo di italiani facesse pulizia di questi spacciatori che molestano le donne, subito verrebbero tacciati di ‘fascismo’. Ma essere contro il degrado non è da ‘fascisti’. E’ da italiani. Guai a toccare il migrante. Anche se spaccia. Anche se stupra. Cinque volte al giorno.



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