“Africani non sono Italiani”, deve risarcire Kyenge con 50 mila euro



L’europarlamentare della Lega, Mario Borghezio, dovrà risarcire l’ex ministro dell’Integrazione, la congolese Cecile Kyenge, con una somma di 50mila euro, oltre al pagamento di una sanzione pecuniaria da mille euro, per aver pronunciato frasi definite “razziste” nei confronti dell’ex ministro.

Borghezio “ha attaccato e denigrato” l’ex ministro con parole che non rientrano nella critica “di natura politica” ma soltanto a causa “della sua origine africana”, si legge nelle bizzarre motivazioni della sentenza del Tribunale di Milano.

L’europarlamentare della Lega è finito sotto processo per le parole pronunciate durante un’intervista rilasciata nel 2013 alla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, a pochi giorni dalla nomina di Kyenge a ministro dell’Integrazione dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. Parole come “gli africani sono africani e appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra“, oppure “non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario”. E ancora “Kyenge fa il medico, le abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”.

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Ergo, i magistrati ora entrano nell’analisi storica e scientifica proibendo di dire, scrivere e anche solo pensare, che gli africani sono una razza diversa rispetto alla nostra. Il che è di una evidenza che non necessita dimostrazione. Come è tautologico dover ripetere che il diritto romano sia un tantino superiore a quello congolese. Talmente superiore da essere, oggi, degradato in follia giudiziaria con sentenze paradossali degne di Orwell.

Il ‘colpevole’ reagisce alla psicosentenza: “La motivazione della “sentenza Kyenge” conferma il carattere politico di un processo che vede Borghezio il solo sanzionato fra i tantissimi parlamentari, italiani ed europei, che si espressero negativamente sul ruolo governativo di Cecile Kyenge.

Come infatti qualificare penalmente rilevanti valutazioni che un’immensa letteratura storica e scientifica avvalora sulle profonde differenze fra la civiltà europea e quella africana?

Quanto poi all’esorbitante entità del risarcimento, non si vede proprio come sia giustificabile, se non nel quadro di una sanzione di natura politica, visto che la persona in oggetto non ha certo avuto danni dalle mie critiche politiche, se mai vantaggi, visto la successiva promozione all’importante ruolo al Parlamento Europeo.

Dove, sia detto senza acrimonia ma come pura critica politica, la Signora brilla per assenza persino quando, come in questa settimana, il Presidente del Parlamento Europeo aveva convocato in assemblea straordinaria tutti i rappresentanti della diplomazia europea, moltissimi dei quali in Africa, a discutere sul ruolo dell’Europa nei rispettivi Paesi, con un apposito panel dedicato specificatamente all’Africa, in cui – a differenza della citata Signora impegnata ancora nelle sue lunghe vacanze – il sottoscritto era ovviamente presente.

Ma nonostante questa sentenza, fino alla prossima, due più due farà sempre quattro. Presto si finirà in carcere solo per ribadire l’oggettiva realtà delle cose.



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