Il profugo pedofilo a spasso per la città – VIDEO



Il profugo pedofilo – ma disciplinato – è libero di muoversi in bici per le strade di Reggio Emilia. A caccia di altri bambini.

Volete farvi una sarcastica risata sulla situazione in cui versa l’Italia? Allora la notizia che segue fa al caso vostro, ma se ancora credete nella giustizia, vi farà anche incazzare. Molto.

Il profugo pedofilo, quello scarcerato dal giudice rosso in tenuta da spiaggia, ora abita in un condominio con venti famiglie, bambini che girano e giocano per i corridoi, lungo la strada. E lui che li osserva. Potevano farlo assumere come ‘volontario’ a pagamento in un asilo, sarebbe stato meno ipocrita.

È un contesto popolare densamente abitato, quello dove vive il 21enne stupratore reo-confesso pakistano, in attesa del processo, rimesso in libertà dopo aver confessato la violenza sessuale nei confronti del figlio di un vicino di casa disabile di 13 anni perché, disse il magistrato, “ha mostrato autodisciplina”.
Le condizioni per la scarcerazione imposte dal giudice Giovanni Ghini – che hanno suscitato fortissime polemiche e con impugnazione della procura – prevedono per il profugo pedofilo solo l’obbligo di firma un paio di volte al giorno dai carabinieri e di tenersi ad almeno 200 metri dal bambino che ha violentato. Ma non dagli altri bambini, come se i pedofili facessero distinzioni.

Una distanza, comunque, non rispettata visto che il pakistano richiedente asilo pedofilo è vicino di casa del bimbo. Il portone della sua casa si apre poi su un parchetto dove giocano i bambini e di fronte, a 80 metri, c’è il cancello di una scuola.

La vittima abita quindi in un palazzo distante poco meno di 100 metri in linea d’aria dall’angolo del palazzo del suo aguzzino. Geniale non tenerlo in carcere da parte del giudice da spiaggia.

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Ora si è anche scoperto che il profugo ha precedenti sempre per abusi su minori precedenti al suo arrivo in Italia, paese raggiunto con un barcone per fuggire – a suo dire – da un lavoro in schiavitù in Pakistan dove era costretto a ripagare i debiti del padre. Che sarebbero comunque ‘cazzi suoi’, ma in realtà il profugo era in fuga dalla giustizia, un tantino più severa, del suo paese.

Insomma, diamo asilo ai pedofili in fuga dalla galera nei loro paesi.



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