Profughi pakistani gettano cibo: “Vogliamo soldi contanti”



Sono arrivati pochi minuti prima delle 22 davanti alla Prefettura, tra gli sguardi indifferenti di chi posteggiava per andare al cinema o a bere un cocktail.

Nel sabato sera degli eventi e della festa, i richiedenti asilo che sono alloggiati a spese dei contribuenti alla casa della Madonna Pellegrina, tutti pakistani di etnia pashtun, mostravano i piatti con il riso, un po’ di pane e alcune pere. E’ il cibo che hanno scelto di non mangiare «e che non mangeremo più». Sono pakistani in fuga dalla guerra in Siria.

«Perché non ci danno i soldi per fare la spesa e ci lasciano cucinare? Spenderebbero anche meno». Ma infatti. Perché non diamo un altro stipendio a questi pakistani giusto per il fatto che allietano l’Italia con loro presenza, tra uno stupro e l’altro.

Sono un fiume in piena i migranti, parlano in inglese e spiegano che «da giorni ci arriva solo riso e un po’ di latte la mattina, ma non è buono».
Mostrano, cercano di spiegare che sono stanchi perché «siamo persone umane e chiediamo di essere trattate come tali. Ogni volta che invece proviamo a dire che qualcosa non va ci sentiamo dire “O così o fuori dal programma”». Spiegano che gli altri richiedenti asilo, quelli che vivono nelle case «stanno molto meglio». Dicono che anche i vestiti fanno fatica ad arrivare e pure «le medicine. Chiediamo il medico perché qui ognuno ha problemi – spiegano –, ma ci dicono “domani, domani” e non viene mai nessuno. Siamo come in prigione».

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Replica la Nuovi vicini, che si occupa del business dell’accoglienza – anche se per il cibo ricorre a un catering – e che attraverso il presidente Andrea Barachino replica: «Non solo il menù è concordato con loro, ma i volontari che prestano servizio pranzano e cenano là. Il controllo, soprattutto sul cibo, è puntuale».
La sera c’è sempre il riso «perché lo hanno chiesto loro, ma c’è anche carne, frutta
e verdura». A pranzo «tonno o uova o il buono kebab». Quanto ai vestiti «li ricevono come tutti». Barachino si dice sorpreso della protesta: «In due anni non abbiamo mai avuto problemi di questo tipo. Faremo tutte le verifiche, anche con i ragazzi».

Hanno anche il ‘buono kebab’. Così oltre a loro arricchiamo anche i loro connazionali kebabbari, noti finanziatori del terrorismo islamico.

Se pensate che sia normale mantenere giovani maschi pakistani perché c’è (c’era) la guerra in Siria, avete meno materia grigia di Boldrini. O siete tra quelli che ci guadagnano.



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