Audio choc dei poliziotti assediati da immigrati: “Sono 100 contro 10, questi ci stendono”



Quando il giornale di fake news Repubblica ha diffuso l’audio, l’altro giorno, si è ben guardato di diffonderlo integralmente. Diffuse solo la frase fuori contesto “se iniziato a tirare di tutto pezzategli le braccia”. Un lavoro di taglio degno del peggior media di distrazione di massa.

In realtà l’audio è molto più ampio, e descrive poliziotti terrorizzati dalla guerriglia islamica. Che sanno di non potere sparare perché il governo sta con i nemici. Eccolo:

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L’audio è al vaglio della magistratura. Questo il virgolettato: «Dottore questi ci stendono, vede quanti sono? Noi siamo solo in dieci e loro hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo li in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia ma portate la pelle a casa…».

“Non dovevo neppure essere lì, ero libero da quel servizio, avevo terminato il mio turno, ma ho sentito dalla radio che i miei uomini in piazza Indipendenza erano in difficoltà e sono intervenuto”.

A parlare è il funzionario di polizia finito nel tritacarne mediatico dopo la frase contro i rifugiati (“Se tirano qualcosa spezzategli un braccio”). Come scrive Repubblica, l’agente ammette: “Lo so, quella frase è infelice, presa da sola ha un sapore sinistro, ma bisogna contestualizzarla. Rispondevo a un agente che mi raccontava che lui e altri erano stati colpiti da sanpietrini. Mi ha chiesto: e se questi ci tirano addosso qualcosa? Allora gli ho risposto in quel modo, ma bisogna trovarsi nella mischia, in mezzo alla bolgia, esposti a rappresaglie imprevedibili. Bisogna viverli quei momenti per comprendere di cosa stiamo parlando”.

Adesso l’agente è stato sospeso e rischia un trasferimento. Ma lui continua a lavorare a testa alta e a difendersi: “Non sono un violento, ho svolto con grande coscienza il mio lavoro, cerco sempre la mediazione, ma nella mischia ci stanno le parole in libertà così come capita di dover far ricorso alla forza per contrastare un attacco. È quello che si temeva in piazza l’altro giorno, quando un gruppo nutrito di manifestanti si è diretto verso la stazione. In quella situazione l’unico interesse era bloccarli, non potevamo rischiare che la protesta si propagasse. E pensare che non dovevo neppure essere lì, conterà pure qualcosa aver voluto condividere un momento di difficoltà dei propri uomini?”.

Noi stiamo con il poliziotto sospeso. Boldrini e Minniti stanno con i criminali. E’ tempo di sgomberare gli abusivi dal governo. Poi penseremo ai loro colleghi clandestini. E’ tempo della furia democratica.



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