Scrive tweet contro Boldrini, lei chiama il suo datore di lavoro…



Lo scrittore russo residente in Italia Lilin, protagonista di questa querelle con Boldrini, ha ricevuto minacce dall’entourage del presidente della Camera, abusivo.

«Il portavoce della Boldrini – rivela a Liberoquotidiano – ha chiamato Tgcom, per cui conduco il programma La versione di Lilin, sollevando un polverone e chiedendo spiegazioni sul perché avessi scritto quel tweet. Chiamare il luogo dove lavoro è un metodo fascista, perché preferisce le intimidazioni al chiarimento personale. Non solo: diversi scrittori hanno contattato la Einaudi, con cui pubblico i miei libri, e manifestato il loro dissenso contro di me, inducendo la casa editrice a mettermi in guardia e a essere più prudente nelle future esternazioni. Da ultimo, molti troll boldriniani si sono scatenati contro di me, insultandomi con toni razzisti in quanto russo che offenderebbe la nostra lingua, solo perché ho scritto “un’ altro” anziché “un altro”. È così la sinistra boldriniana: più attenta a un apostrofo che alle vite umane di chi viene ammazzato in Ucraina».

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Stiamo scherzando? In un paese normale la terza carica dello Stato – seppure abusiva – che si permettesse di chiamare il datore di lavoro di un giornalista per ‘chiedere spiegazioni’, facendo così indebite pressioni, dovrebbe dimettersi il giorno dopo.

Lei oltretutto affida il lavoro sporco ai suoi portaborse, che paghiamo noi. Gli stessi che hanno contattato Goolag Google per togliere la pubblicità AdSense da Vox, credendo in questo modo di ‘ucciderci’. Ma di questo parleremo un’altra volta, abbiamo sempre pudore a parlare di noi stessi e delle persecuzioni politiche nei nostri confronti.



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