Facebook: dipendenti ribelli pro-Trump silenziati



Dopo il caso di James Damore a Goolag Google, ecco che si apprende di un altro monopolista di Silicon Valley dove tira aria di rivolta tra i dipendenti. Rivolta subito affogata nel sangue – digitale – da parte del grande kapò in persona.

Un gruppo online formato per discutere questioni interne di Facebook si era trasformato in un forum pro-Trump che aveva attirato centinaia di lavoratori della multinazionale. Dipendenti critici rispetto alla visione globalista del monopolista di fatto, prima che il CEO Mark Zuckerberg lo chiudesse come un dittatorello qualunque di uno Stato qualunque dell’Est.

Il gruppo anonimo, chiamato Facebook Anon, era stato creato ufficialmente per dare modo ai dipendenti di Facebook di lamentarsi delle politiche e della cultura dell’azienda liberamente. F

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ino ad un certo punto.

All’inizio, è stato infatti usato per parlare di questioni mondane, come l’etica di portare a casa cibo extra dalla caffetteria aziendale. Ma quando il tono delle discussioni si è spostato su piano politico, dando ai dipendenti pro-Trump contrari alla massiccia immigrazione di ingegneri indiani un rifugio sicuro dove criticare le scelte di Facebook, questa ha deciso di chiuderlo a dicembre, poco dopo che Trump è stato eletto presidente.

Più tardi, in una riunione all’inizio del 2017, Zuckerberg riferì che il gruppo era stato chiuso perché veniva usato per “molestare” colleghi.

Poco dopo la spiegazione di Zuckerberg, nel campus di Facebook è stato appeso dai ribelli un manifesto con le date di inizio e fine del gruppo e le parole: “Silenziato ma non silenzioso”.

Le multinazionali di Silicon Valley altro non sono che le corporation denunciate da Jack London nel suo romanzo distopico ‘Il Tallone di Ferro’. Monopolisti di fatto, che una serie legge contro le concentrazioni di potere, che fanno somigliare il capitalismo maturo al comunismo, avrebbe già spezzettato come accadde alla Standard Oil. Ma le corporation attuali sono più perniciose, perché controllano la diffusione delle notizie e quindi manovrano la politica.



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