Pordenone assediata: “Così i profughi ci svuotano i negozi”



Furti d’auto, risse nei locali, profughi che si prostituiscono nella stazione. Avviene in tutte le città al tempo del PD. Avviene anche a Pordenone, dove degrado e insicurezza dilagano.

Soltanto cinque giorni fa un nigeriano senza permesso di soggiorno ha molestato i passanti e, poi, ha aggredito il poliziotto che cercava di arrestarlo, mentre ai primi di maggio un gruppo di immigrati ha attaccato quattro agenti mandandoli in ospedale. Perché mica possono abbatterlo, sarebbe razzismo.

La situazione è talmente fuori controllo, che l’Ascom locale (associazione commercianti) ha deciso di scrivere al prefetto: “È di questi giorni – si ricorda nella lettera – l’ennesima rissa scoppiata in centro città (piazza Ellero e prima ancora in piazza Cavour) con liti e zuffe tra cittadini stranieri che hanno seminato lo scompiglio nei locali pubblici affollati di clienti e residenti, ma anche di utenti del trasporto pubblico che frequentano l’area per prendere l’autobus. C’è stata poi la commerciante molestata da un giovane straniero mentre percorreva a piedi via Mazzini; così come la futura sede di via Rotate, proposta dalla Croce Rossa per ospitare i profughi senza fissa dimora, che preoccupa non solo il quartiere ma anche le nostre imprese per il timore che la presenza dell’edificio favorisca l’arrivo di ulteriori presenze e quindi un maggiore controllo sull’identità delle persone”. L’Ascom denuncia le difficoltà sempre maggiori riscontrate nella convivenza tra residenti e stranieri, a causa soprattutto della “continua presenza di profughi che durante il giorno girano per le vie del centro in gruppo e la notte dormono dove capita, in attesa di entrare nell’hub della Comina”.

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Il presidente dell’associazione, Alberto Marchiori: “Nessun cittadino di Pordenone è razzista e nessuno vuol vedere morire essere umani utilizzati come merce di scambio, ma si stratta anche di non arrecare danno alla collettività e aiutare semmai queste persone a integrarsi”, dice commentando l’imminente apertura di un dormitorio nella città. “I nostri commercianti, a partire dai baristi che hanno visto nei loro locali scene da Far West, non si sentono tutelati e per questo siamo preoccupati. Anche perché queste situazioni portano a un allentamento della clientela e a un senso di insicurezza che non ci fa stare sereni”, conclude riferendosi all’aggressione subita da un’esercente.

Scrivere al prefetto è come scrivere a Babbo Natale. Inutile. Come inutile è raccogliere firme e dare interviste nelle quali si precisa, sempre, di non essere razzista. Come se, volere vivere in pace e serenità a casa propria, fosse razzismo. No, è normalità. La perversione è l’accoglienza indiscriminata.

E sia chiaro, non è una questione di cultura, ma di natura. Quello che fanno nelle nostre città, appena arrivati, continuano a farlo in America dopo due secoli (foto in alto). Non esiste l’integrazione, è solo l’ultima forma onirica del delirio comunista.



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