Libia: navi Ong sono scomparse, business a rischio



Ieri sera, nella zona di fronte alle coste libiche dove in genere operano le navi delle ong, erano rimaste solo in due: l’Aquarius di Medici Senza Frontiere e di Sos Méditerranée, nella Sar Zone tra Tripoli e Khoms, e la Sea Eye dell’omonima ong tedesca, nelle acque internazionali tra la Libia e la Turchia.

Uno scenario completamente diverso da quello del mese scorso, quando le navi delle Ong facevano la spola senza sosta tra il Nord Africa e l’Italia, cariche di clandestini.

Ma dopo l’annuncio libico di un paio di giorni fa, tutto è cambiato: «Se gli annunci di Tripoli sulla creazione di una Sar Zone sotto il controllo libico dovessero avere un seguito noi ci troveremmo a dover consegnare i migranti alla loro Guardia costiera perché li riporti a terra. Che, tradotto, significa rimandare questi esseri umani nelle mani di chi li ha torturati e violentati», spiega Michele Trainiti, capoprogetto delle operazioni di soccorso per Medici Senza Frontiere che ieri ha dovuto dare l’annuncio all’equipaggio della Vos Prudence dello stop ai traghettamenti.

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Nei giorni scorsi lo stesso Mrcc, il centro di coordinamento della Guardia costiera italiana, ha avvisato che la situazione potrebbe cambiare. «Ce ne siamo resi conto anche da soli. Sempre più spesso ci avvicinano imbarcazioni senza bandiera e non marchiate che sostengono di essere la Guardia costiera libica. Ma come facciamo noi a sapere di chi si tratta? Come facciamo a essere sicuri di non essere di fronte a trafficanti? Continuare a stare in mare in queste condizioni significherebbe mettere a rischio i nostri equipaggi oltre che i migranti», conclude Trainiti.

«Valuteremo il da farsi», ha fatto sapere ieri sera un portavoce di Save the Children, la cui nave, la Vos Hestia, è all’ancora fuori da Lampedusa, in attesa di istruzioni. E all’ancora a Malta, per il momento, rimane anche la maggior parte delle altre navi. Protette anche da eventuali sequestri da parte delle procure siciliane.

Ma c’è anche chi decide di continuare il traffico: «Per noi non è cambiato niente, siamo a Malta per il cambio di equipaggio», sostengono dal Moas. «Ripartiamo domani con Golfo Azzurro ma è chiaro che l’Europa e l’Italia stanno facendo di tutto per far sparire le ong dalla zona», chiosa Riccardo Gatti di Proactiva Open Arms.


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