Gli 800 martiri cristiani che bloccarono l’Islamizzazione dell’Italia



Ogni estate il Salento ricorda il sacrificio dei Martiri di Otranto, gli 800 italiani caduti nel 1480 che ogni 13, 14 e 15 agosto vengono ricordati con suggestive celebrazioni.

Occorre tornare indietro nel tempo di oltre 500 anni, quando Maometto II voleva inghiottire l’Italia nell’Impero Ottomano. Nelle mire espansionistiche dei Turchi era finita quindi Otranto, considerata la porta di ingresso ideale per fare breccia in occidente.

“Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1453, l’impero ottomano mirava all’espansione nell’Italia meridionale. Il 28 luglio 1480, una flotta di circa 140 navi con 15mila uomini apparve al largo della città di Otranto, che allora contava non più di 6mila abitanti”. Prendere la penisola salentina per conquistare l’Italia meridionale. In quel momento la difesa della città era sguarnita, perché il presidio era impegnato in Toscana. Ma alla richiesta di resa, gli abitanti rifiutarono, così “La città fu bombardata fino al 12 agosto, quando fu conquistata dagli ottomani – nel massacro tutti i maschi di oltre 15 anni furono uccisi e le donne e i bambini ridotti in schiavitù -, che la saccheggiarono, profanarono la cattedrale uccidendo l’arcivescovo Stefano – fu sciabolato e fatto a pezzi con le scimitarre, mentre il suo capo mozzato fu infilzato su una picca e portato per le vie della città -, i canonici e tutti i sacerdoti e i fedeli che si erano rifugiati in essa, il giorno dopo il comandante della flotta Gedik Achmed Pascià, cristiano di origini albanesi convertitosi all’islam, ordinò che tutti gli uomini superstiti fossero condotti presso l’accampamento turco e costretti a rinnegare la loro fede”. Di fronte a questa ingiunzione, la loro riposta fu immediata e decisa. La espresse, a nome di tutti, il laico Antonio Primaldo, un umile artigiano, che disse: “Noi crediamo in Gesù Cristo Figlio di Dio, nel quale siamo salvati. Preferiamo mille volte morire che rinnegarlo e farci musulmani”.

“Gli 800 martiri di Otranto hanno salvato l’Italia nella sua identità cattolica e cristiana”, afferma il cardinale spiegando che la vicenda contribuì ad arrestare l’avanzata islamica in Europa, prima ancora della battaglia di Lepanto (1571) e dell’assedio di Vienna (1683).

L’islam ha sempre cercato di conquistare l’Europa. Accade ancora oggi ed è sotto gli occhi di tutti, tranne di chi non vuol vedere. Sono cambiati soltanto i metodi. Una volta si presentavano sulle nostre coste armati fino ai denti, con l’obiettivo di sottometterci con la forza. Oggi arrivano senza armi, con l’obiettivo di sottometterci “dolcemente” una volta insediatisi nelle nostre comunità. L’attuale guerra di conquista non si combatte più con le sciabole, l’arma usata è l’utero delle donne e il nostro stesso buonismo patologico. Come un virus si insinuano lentamente nel nostro organismo divorandolo dall’interno, sfruttano il nostro sistema sociale e lo usano per sostituirci etnicamente e culturalmente. Cellule malate che sostituiscono quelle sane finchè l’organismo originario muore, come sta morendo l’Europa per come l’abbiamo sempre conosciuta. Il metodo non è palese ma occulto, subdolo, e per questo più efficace. Siamo cambiati anche noi però. I conquistatori islamici un tempo dovevano fronteggiare la resistenza orgogliosa di popoli fieri e identitari, che mai avrebbero consentito al nemico di vincere con facilità. Oggi invece si trovano di fronte popoli inebetiti da ideologie perverse e autolesioniste che invitano ad aprirsi al “diverso”. Un’occasione d’oro per l’islam. Ora o mai più! Ciò che non si è ottenuto in secoli di guerre, lo si può ottenere in pochi decenni con l’immigrazione e la sostituzione etnica e culturale che inevitabilmente ne deriva. La sciabola usata per tagliare le nostre teste è l’immigrazione.

Di tutto questo, la Chiesa attuale è complice purtroppo. Dispiace dirlo ma è così. La resa incondizionata all’immigrazione che la Chiesa incoraggia e l’adozione dell’ideologia multiculturalista rappresentano un oltraggio alla memoria degli 800 martiri di Otranto, oggi santi. Se, come dice il cardinale Amato, la loro morte è servita a salvare l’identità culturale e spirituale dell’Italia, la Chiesa attuale ce la mette tutta per distruggerla. Rende omaggio a quest’atto eroico di resistenza identitaria e al tempo stesso apre all’immigrazione selvaggia, che dell’identità è nemica numero uno, e alle moschee in Europa, che sono gli avamposti dei conquistatori. Possibile che la storia non abbia insegnato nulla? E’ solo cambiato il metodo, l’obiettivo è il medesimo da secoli.

Se si vuole realmente onorare questi martiri, e tutti gli uomini caduti nei secoli per la libertà dell’Europa, occorre abbandonare il multiculturalismo, impedire l’immigrazione di massa e tutelare l’identità dei popoli europei. Se non lo si farà, ognuno di loro sarà morto invano.

Loro sono morti, per non rinnegare. La loro morte ha significato la sopravvivenza dell’Italia come la conosciamo oggi. Tra alcuni secoli, se non ci alziamo a gridare alta e forte la nostra identità, se non lo facciamo con azioni forti e decise; noi, uomini italiani di oggi, saremo ricordati come coloro che hanno svenduto l’Italia all’Islam. Per sempre.



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