Rapita dal padre egiziano e costretta a convertirsi



Una mattina, suo padre l’ha caricata in macchina, con destinazione Malpensa. Teneva in mano un orsetto, forse lo stringeva quando la paura aveva la meglio. “Di lui mi fidavo, ma non sapevo dove mi portava, piangevo e chiedevo dove era la mamma. Non ero neanche mai salita su un aereo. Avevo paura”. Inizia il volo. Dopo qualche ora, Chiara atterra in Egitto. Come riporta l’edizione di oggi de Il Corriere, “l’uomo andava e veniva, la lasciava da ‘amici’ sempre diversi, nomadi vicino alle montagne”. Chiara è totalmente spaesata: “Quando mi sono risvegliata c’erano le montagne, donne velate di nero, si vedevano solo gli occhi. Papà mi ha detto che la mamma era morta e che la mia nuova mamma era la zia, ma anche la zia l’ho vista poco. Dell’arabo non capivo una parola, e nessuno capiva me. Eravamo solo io e l’orsetto bianco, ad un certo punto ho perso anche lui: è stato uno dei momenti peggiori”.

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Per Chiara si sono mossi tutti: la Farnesina e il presidente della Repubblica. Nel 2015, finalmente, il blitz che la libera. Prima, forse, l’intervento della polizia egiziana, come racconta la ragazza a Il Corriere: “Una volta sono arrivate delle persone che volevano prendermi, penso buone, forse la polizia. Ma uno degli amici del papà li ha fermati, ha tirato fuori un coltello, e un altro mi ha portato via in fretta, passando dal retro, in un altro villaggio”.

L’ultimo anno è stato un incubo, come spiega Chiara al quotidiano di via Solferino: “Dovevo svegliarmi alle 5, camminare finché in giro non c’era nessuno, comprare il necessario per la colazione. Tornavo, preparavo, pulivo la casa, studiavo il Corano. Quando c’era luce non potevo uscire”. La ragazza vive in una casa dove si predica l’islam più estremo, come racconta la madre della ragazza: “Ha vissuto l’esperienza dell’estremismo islamico più cupo”.



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