Anche in Italia inizia la “stagione del taglio”, la mutilazione genitale delle bambine



Per molte ragazze africane l’arrivo dell’estate non coincide con la fine della scuola ma con l’inizio di un trauma che le accompagnerà tutta la vita. In Guinea, Nigeria o Somalia, nei mesi estivi comincia quella che gli abitanti locali chiamano “la stagione del taglio”, la mutilazione genitale femminile a decine di adolescenti e bambine.

Sono almeno 200 milioni le bambine e donne sottoposte a questo rito crudele. Secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), la maggior parte di loro vive in Africa, Medio Oriente e Asia, ma la mutilazione genitale femminile (Fgm) viene praticata anche in Europa, Australia, Canada e negli Stati Uniti, dove queste popolazione sono emigrate.

Sono le nuove tradizioni che dobbiamo importare e integrare, secondo la bufala politica Boldrini. Ecco che fra le 61mila e le 80mila donne presenti in Italia sono state sottoposte durante l’infanzia ad aberranti pratiche di infibulazione.

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L’infibulazione riguarda fino al 90% delle donne nell’Africa profonda, soprattutto nel Corno d’Africa e nell’Africa Subsahariana, ma anche in Egitto e Guinea.

E siccome con i migranti importi anche le loro tradizioni, ormai riguarda anche donne che vivono nelle città italiane. Un’altra smentita dello Ius Soli: non è dove nasci o vivi a dire chi sei, ma di chi sei figlio.

Nel corso di un’audizione in commissione Sanità del Consiglio regionale lombardo, è stato presentato un rapporto dell’Università Bicocca che ha aggiornato, rivedendoli al rialzo, i dati precedenti, finora unici: quelli di uno studio governativo del 2009. Incrociando i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità e i numeri della popolazione residente in Italia e proveniente da Paesi a tradizione escissoria, 8 anni fa il demenziale e mangiasoldi Dipartimento per le Pari opportunità stimava che vivessero in Italia 35mila donne che avevano subito mutilazioni, e che 1.100 ragazze di età inferiore ai 17 anni fossero a rischio.

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Lo studio recente della Bicocca, che tiene conto dell’area geografica e dell’estrazione sociale di provenienza, porta a stime più elevate: oggi le donne presenti in Italia che sarebbero state sottoposte durante l’infanzia a mutilazione sono tra le 61mila e le 80mila. Il gruppo più colpito è quello nigeriano che, insieme all’egiziano rappresenta la metà del totale. E sarebbero 25mila le donne che vivono in Lombardia vittime di questo abuso, senza calcolare le migranti irregolari. D’altra parte, stime recenti citate in un saggio pubblicato a maggio da Neodemos.it ipotizzano la presenza in Europa di 550mila immigrate di prima generazione mutilate (507mila negli Usa).

Se fanno questo alle loro figlie, pensate cosa potrebbero fare e cosa stanno facendo alle vostre.

Con l’infibulazione la vagina della bambina viene chiusa a metà circa delle grandi labbra, lasciando solo un foro per l’urina e uno per il flusso mestruale. Al momento del matrimonio la cicatrice sarà tagliata, per permettere il rapporto sessuale e il parto. A seconda delle tradizioni, possono essere asportati anche il clitoride, le piccole labbra e parte delle grandi. L’infibulazione in passato – ma ancor oggi nelle zone meno civilizzate – era praticata senza nessun tipo di anestetico. Una pratica che danneggia irrimediabilmente i corpi delle ragazze, infliggendo loro un dolore lancinante: una vera e propria tortura che in alcuni casi può portare anche alla morte. Un trauma emotivo che durerà per tutta la vita.

Ma in Italia siamo ancora ‘indietro’, nel Regno Unito ben 8.000 ragazzine vengono mutilate ogni anno. Le famiglie coinvolte dovrebbero essere perseguite penalmente, ma sono coperte dalle comunità islamiche che ormai controllano interi quartieri e, in alcuni casi, città.

Quasi sempre, gli affari interni alle comunità islamiche sono ‘risolti’ da una rete di tribunali della Sharia, ormai un vero e proprio sistema giudiziario parallelo.

Le ‘esperte’ vengono fatte arrivare direttamente dall’Africa per effettuare la mutilazione. Le aree in cui si registrano il maggior numero di casi coinvolgono le città di Birminghan, Bristol, Manchester e Londra. Sono quelle più compromesse etnicamente.


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