L’ultima fake news di Repubblica: ” Antichi Romani erano Neri”



L’ultima fake news di Repubblica è che gli Antichi Romani erano africani. Negri africani. Questo per andare dietro ad un demenziale cartone animato del 2014 realizzato dal canale Bbc Teach sulla storia della Gran Bretagna. Nell’episodio dedicato alla Britannia romana, il protagonista è un centurione di stanza sul Vallo di Adriano. Ed è Negro, non africano (tenete ben presente questa differenza, perché servirà nel proseguio dell’articolo).

Il documentario diseducativo, perché storicamente fasullo, in un bizzarro tentativo di riscrivere la storia che ricorda il totalitarismo orwelliano, arriva a riscrivere il passato per accreditare il presente multietnico.

In un rovesciamento tipico degli stalinisti, Repubblica accusa di cospirazionismo chi denuncia la manipolazione della Storia:

Ciò che non può andare giù a cospirazionisti ed estremisti di destra è che il “civilizzatore” sotto le insegne Spqr abbia la pelle scura, sia sposato a una donna bianca, e che abbia per giunta due figli, ovviamente mulatti.

Siamo alla più totale follia. Per avvalorare la propria tesi, il giornalista di Repubblica fa intervenire due esperti. Riportiamo integralmente quello che hanno scritto:

I documenti scritti e gli scavi, spiega Stuchbery, dimostrano che la Britannia romana ospitava una grande varietà di etnie, poiché i romani avevano imparato a far arrivare nei territori conquistati legioni da parti diverse dell’impero. Ciò era vero particolarmente a Londinum, l’attuale Londra, capitale della provincia. Ma anche nella zona corrispondente alla moderna York ci sono prove di personaggi di spicco nordafricani.

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Ma il peggio doveva ancora arrivare: con un certo ritardo, Mary Beard, professoressa di studi classici a Cambridge, una sorta di istituzione in Gran Bretagna quando si parla di Roma antica, si accorge della polemica e si azzarda a definire il documentario Bbc “abbastanza accurato”. La professoressa Beard si spinge a ravvisare nella figura del centurione africano un personaggio realmente esistito, il governatore Quinto Lollio Urbico, romano berbero che comandò sulla Britannia tra il 139 e il 142 e il cui mausoleo è ancora visitabile a Tiddis, in Algeria.

E’ vero. Nel tardo impero in Britannia c’erano legioni ‘etnicamente diverse’ e questo è stato poi decisivo nel declino dell’Impero, ma ‘diverse’ come oggi potremmo definire un esercito composto da tedeschi, francesi, italiani, spagnoli e greci. Non certo africani subsahariani dall’Africa Nera. Dove Roma non ha mai voluto estendere il proprio impero, e da dove poteva prelevare, semmai, schiavi e animali: non soldati.

E qui veniamo alla differenza tra ‘africano al tempo di Roma’ e ‘negro’: all’epoca il Nordafrica era definito Africa Bianca, per distinguerlo dall’Africa Nera. Ed era abitato da popolazioni del tutto simili a quelle europee. I Berberi (uno come Zidane) sono quello che è rimasto di quei popoli dopo l’invasione araba e successivo processo di meticciamento con gli africani neri importati dagli Arabi. E i Berberi di oggi sono meno bianchi di quanto lo fossero quelli romani.

Su questo balletto semantico giocano per confermare le loro falsità e farle digerire alle persone che hanno poca conoscenza della Storia. Dire ‘africano’ non ha alcun significato razziale, ma alla persona comune richiama un solo significato. E questo è l’obiettivo della fake news: convincere che siamo sempre stati multirazziali. Una stupidaggine scientificamente da denuncia penale.

BERBERI

Quindi si, c’erano africani in Britannia. Molti erano Romani etnici nati nelle colonie nordafricane come Leptis Magna. Alcuni lo erano come il governatore Quinto Lollio Urbico, ma solo chi è abituato a scrivere fake news come Repubblica può spacciarlo per il tipo del cartone animato e manipolare l’intervento della professoressa in modo da farlo apparire una conferma di una falsità. Andate a dire ad un berbero che è ‘negro’, vediamo se ne uscite vivi.

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Del resto, chi comanda nel presente, vuole cambiare anche il passato, riadattandolo a proprio piacimento, creando una sorta di memoria indotta e rimuovendo quella non approvata dal pensiero unico. Lo falsifica e plasma in funzione del presente. E chi prova a denunciarlo, è un cospirazionista. Un meccanismo psicologico che consente di credere che tutto possa farsi e disfarsi, in base alle esigenze, dove l’opposto dal vero può trasformarsi in verità quando più occorre. In Orwell è definito: Bipensiero.



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