Se non assumi le afro-lover ti mandano i Carabinieri



I carabinieri si sono presentati ieri mattina presto a casa di Chiara, la ragazza che s’è vista rifiutare un posto di lavoro perchè fidanzata con un ventenne di colore. Cercavano informazioni su questa vicenda finita su tutti i media nazionali. Cercavano lo scambio di contatti sulla chat di Messenger, così da capire se sono stati commessi reati da parte del titolare del negozio di dischi in zona Nizza.

In attesa di capire i confini di un eventuale reato, il mondo fuori si agita e dibatte di questa vicenda. «È un caso di discriminazione netto e documentato» tuona da piazza Castello l’assessore regionale Monica Cerutti. Lo dice per rimarcare che Torino è una città che non accetta chi vuole separare. Lo fa spiegando che il Piemonte sarà al fianco di Chiara se mai decidesse di procedere con una denuncia. Accanto vuol dire due cose: dal punto di vista morale, ma anche con un aiuto economico. E si fa sentire anche l’assessore comunale Marco Giusta che sentenzia: «I deboli e i vigliacchi, alla lunga, perdono sempre, ma soltanto se chi non deve tacere non tace. Ricordiamoci di indignarci, sempre. E non tacere mai».

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Ecco, adesso – ufficialmente – la questione non è più un fatto privato tra la ragazza e il commerciante. Anche se Chiara, da Crescentino, dove vive con la famiglia ringrazia del sostegno morale, ma guarda stranita tutto questo mondo che si sta agitando e discutendo in suo nome. Lo fa con l’atteggiamento di una ragazza di 18 anni che è finita al centro di una storia molto più grande di quanto potesse immaginare: «Sa, io non volevo che si dicesse chi sono». E chiede soltanto che si rispetti la segretezza sull’identità del suo fidanzato, il ragazzo di origine nigeriana con cui si frequenta ormai da un anno e mezzo: «Pensi, questa mattina mi ha chiesto scusa se per colpa sua io non ho trovato il lavoro. Poverino, cosa c’entra lui?».

Quindi abbiamo dei carabinieri che indagano sulla chat privata di un individuo con un altro individuo. A caccia di presunti reati. Il reato sarebbe, secondo i presunti giornalisti, l’avere rifiutato di assumere chi è impegnata in una relazione mista con un africano. La Stasi non avrebbe potuto fare meglio.

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Ora, l’assessore può anche ‘tuonare’, come scrive il giornale di Elkann, che è ovviamente molto aperto sulle relazioni tra individui particolari con altri individui particolari, ma resta il fatto che per la maggioranza della popolazione le relazioni miste non vanno bene. E non sono accettate. Potete inviare tutti gli psicopoliziotti che volete, ma non potrete mai cambiare il pensiero delle persone. Se dopo tutta la propaganda che fate a reti unificate, qualcuno continua a ragionare con la propria testa, e a reagire al mondo alla rovescia che volete imporre, come ha fatto questo commerciante, significa che avete già perso.

Per il resto non serve un lungo trattato per spiegare perché componenti fragili e ai margini della società si impegnino in relazioni miste, basta la foto.

E poi c’è la questione della libertà individuale: se tu sei libera di degradarti in una relazione che io ritengo indegna (che lo sia o no non è essenziale), io sono libero di non volere avere nulla a che fare con te. Questo senza contare che i pregiudizi sull’africano e la cassa sono tutto fuorché campati in aria.

Molto più grave è, semmai, che le cosiddette istituzioni usino soldi dei contribuenti per denunciare un privato cittadino che prende la privata decisione di non assumere chi ritiene – per fatti suoi insindacabili – non affidabile.

In un paese democratico e libero, i carabinieri non sbirciano le chat private delle persone. E lo Stato non cerca di imporre ai privati una ideologia pubblica. Si limita a punire i reati, quelli veri, non quelli d’espressione, che lo sono solo in paesi totalitari.



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