Alarm Phone, il call center di don Zerai che gestisce il traffico di clandestini



Un connazionale di don Zerai svela sul blog di Blondet le attività ‘umanitarie’ del prete col telefono

Alarm Phone nasce, come una scatola cinese, nell’ottobre 2014. Alarm Phone è un call center per i migranti organizzato da una coalizione di attivisti internazionali che da Tunisi a Chicago, da Tangeri e Melilla a Palermo, Berlino, Strasburgo, Barcellona, Bruxelles, Vienna, Zurigo, Amsterdam e Londra puntano lo sguardo direttamente sul Mar Mediterraneo. La coalizione vanta collaborazioni come WatchTheMed, Boats4People, Benvenuti in Europa, Africa Europe Interact, Borderline-Europe, No Borders Marocco, FFM e Voix des migrants.

Ad ispirare Alarm Phone è stato il solito Don Mussie Zeray, per anni referente numero uno di chi era in pericolo in mare. Lui ha voluto condividere le sue esperienze e le sue competenze maturate in innumerevoli chiamate satellitari dal Mediterraneo.

Don Mussie Zeray e il network dei satellitari

Così Alarm Phone è partita con la partecipazione di 60 attivisti che nell’arco di un solo anno sono diventati 120. Molti di loro provengono dall’esperienza della campagna “Boats4people” del 2012. Sul loro sito c’è scritto: “Boats 4 People è una coalizione internazionale di organizzazioni della regione Mediterranea, dell’Africa e dell’Europa. È stata creata per impedire altre morti alle frontiere marittime e per difendere i diritti dei migranti in mare. Rivendica la libertà di movimento per tutti.”

Sul sito ci sono tutte le istruzioni su come viaggiare sui barconi per arrivare sani e salvi in Europa e i corrispettivi link di dove andare e cosa fare. Ma non sono gli unici.

W2EU (Welcome to Europe) è un’organizzazione che ha distribuito gratuitamente in Turchia una guida di 76 pagine scritta in arabo che contiene i numeri telefonici delle organizzazioni che aiutano i migranti come la Croce Rossa e l’UNHCR. I numeri telefonici offrono un servizio di assistenza 24h su 24. In caso di problemi in mare risponde un volontario che a sua volta chiama la guardia costiera greca affinché vada a salvarli. Così come Don Mussie Zeray risponde al telefono stando in Svizzera, una certa Sonia parlando in arabo lavora dall’Austria. L’organizzazione è composta da un centinaio di persone con sede in Europa e nel Nord Africa.

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L’appellativo “angelo dei profughi” Don Mussie Zeray lo condivide con la marocchina Nawal Soufi che in poco tempo ha fatto soccorrere ventimila persone in mare. Anche il suo cellulare non smette mai di squillare. Nawal è anche conosciuta tra i migranti siriani come Lady SOS: “Una volta stabilito il contatto chi è in mare mi dà le coordinate via GPS della sua posizione, in modo tale che io possa comunicarlo alla guardia costiera”.

Anche gli attivisti in Marocco di Alarm Phone, intervistati sul proprio lavoro, suggeriscono alla loro organizzazione di usare volantini da distribuire in Africa per far conoscere meglio il loro numero verde. Il passaparola funziona meglio se trovi anche una radio locale che ne favorisca la diffusione. “Lavoriamo anche con vari progetti in Marocco e in Africa occidentale e con associazioni come: Radio Mboa, AMDH, Conseil des Migrants, Centre Culturel Africain and Chabaka (…) Tramite NoBordersMorocco, con un collettivo di attivisti sub-sahariani ed europei, abbiamo stabilito una fitta rete di persone che vivono nei vari sottoboschi e rotte della migrazione.” Così è scritto sul loro resoconto annuale.

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Alarm Phone collabora spesso con diverse imbarcazioni private e/o di organizzazioni umanitarie che hanno iniziato ad operare nel Mediterraneo centrale a maggio del 2015: Phoenix di MOAS (iniziato il 02/05/2015) e Bourbon Argos di MSF (iniziato il 09/05/2015), in seguito anche Dignità I di MSF (lascia Barcellona il 13/06/2015) e Sea-Watch (prima missione il 20/06/2015). “Spesso queste imbarcazioni sono le uniche presenti in prossimità della costa libica” scrive Alarm Phone.

Questo articolo è stato scritto da Daniel Wedi Korbaria, eritreo come il prete telefonista. Che conosce don Zerai e tutta l’organizzazione che vuole trasferire l’Africa in Europa.

Quello che non si comprende è perché Zerai sia indagato, e Nawal Soufi no.

Quanto a don Zerai, da Vox denunciato già nel 2013, se è vero che ora gestisce il traffico telefonico dalla Svizzera, è anche vero che per anni lo ha fatto direttamente dal Vaticano. Prima che, poco dopo la partenza dell’inchiesta, lo spedissero stranamente a Friburgo.

Un manuale per immigrati, per fregare gli italiani. È questa la sintesi del tomo di 53 pagine distribuito dalle Ong ai migranti per spiegare loro come aggirare le leggi e ottenere asilo in Italia. A spese dei contribuenti

Si chiama “welcome to Italy” ed è stato redatto dalla “rete euro-africana”, nata nel 2009 e aiuta i collaborazionisti che aiutano i migranti ad accasarsi in Europa.

“Se sei in contatto con amici e parenti – si legge ancora – che potrebbero arrivare via mare, comunica loro il numero di telefono dell’Alarm Phone che (…)è un numero di emergenza per sollecitare le operazioni di salvataggio. Gli immigrati chiamano, le Ong rispondono e l’Italia obbedisce: accettare chiunque arrivi. Non solo. Perché quel numero è disponibile anche a rispondere in caso di “pericolo di respingimento”.

Dal sito si può addirittura scaricare un’app per i diversi tipi di cellulare e lanciare l’«alarm phone», una telefonata d’emergenza così ti vengono a prendere in mezzo al mare.


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