Vendetta Nicolini su Lampedusa: governo vuole 7 anni di tasse arretrate



Vendetta post-elettorale a Lampedusa. All’improvviso, in questi giorni ai cittadini dell’isola sta arrivando la richiesta di sette anni arretrati di tasse. Cartelle dell’Agenzia delle entrate che non dovevano arrivare dopo un impegno preso nel 2011 dall’ultimo premier eletto e rispettato in questi anni da tutti i governi che si sono succeduti. Fino a che i cittadini votavano chi dicevano loro.

Ora, due mesi dopo la cacciata di Giusy Nicolini, la pasionaria dell’invasione, prezzemolina dei salotti radical chic televisivi e non, ecco la folle richiesta.

«Subito dopo la mia elezione – racconta il nuovo sindaco, l’indipendente Totò Martello – ho chiesto un incontro al viceministro delle Finanze, Enrico Morando, per provare a risolvere questa situazione che si trascina ormai da anni: ho provato ad ottenere una cancellazione anche parziale o uno sgravio ma il governo sembra disposto a concedere soltanto una rateizzazione».

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«Una situazione davvero incredibile – dice il primo cittadino – Come incredibile è l’atteggiamento dell’Agenzia delle Entrate nei nostri confronti. Chiederò un altro incontro per capire se è normale questo accanimento ma spero che il governo trovi una soluzione altrimenti è chiaro che qui siamo pronti ad azioni eclatanti. Nel resto d’Italia devono capire che i lampedusani non hanno pagato le tasse, non perché sono speciali: qui la crisi del settore turistico è durata per tre anni dopo la Primavera Araba. E non è che quando uno riprende a lavorare, riparte di nuovo ai livelli precedenti: è impossibile pensare che i lampedusani paghino le tasse degli ultimi 7 anni».



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