PRETI CARITAS FUORILEGGE COME ONG: “NON IDENTIFICHIAMO CLANDESTINI”



Qualche magistrato sequestri le loro strutture milionarie, spesso stabili truffati agli anziani con la promessa di un paradiso che non possono promettere. Circonvenzione di incapace.

La rivolta di preti parte dalla diocesi ambrosiana. Si tratta di una vera e propria levata di scudi contro la direttiva del ministro dell’Interno Marco Minniti sulle procedure di notificazione degli immigrati nei centri di accoglienza che entreranno in vigore il 12 agosto.

“Non siamo pubblici ufficiali – spiega la Caritas – non tocca a noi fare comunicazioni ufficiali ai richiedenti asilo”. In base al decreto, infatti, spetta alle strutture che accolgono il compito di comunicare ai migranti l’esito della loro richiesta di asilo e, in caso di bocciatura, a notificare l’espulsione.

Ieri, per la prima volta dall’inizio del 2017, il Viminale ha registrato una diminuzione degli sbarchi dei migranti sulle coste italiane rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un’inversione di tendenza indicata dai dati del Viminale. Da gennaio ad oggi si sono infatti registrati 95.215 arrivi in Italia via mare, rispetto ai 97.892 del 2016, ovvero il 2,73% in meno. La Lombardia è da sempre la Regione che accoglie il numero maggiore di immgrati. Anche le strutture della Caritas, su impulso di papa Francesco, hanno aperto le porte ai richiedenti asilo. Nella diocesi di Milano le strutture coinvolte nell’accoglienza sono 206, ma adesso sono pronte a incrociare le braccia. Il motivo? I parroci si rifiutano di applicare il cosiddetto decreto Minniti. Le nuove disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale riguardano anche il ruolo dei preti. Che non ne vogliono sapere di cacciare i clandestini.

Il punto controverso, come spiega il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, riguarda la procedura di notificazione nei centri di accoglienza che entrerà in vigore il 12 agosto. Il decreto trasferisce ai responsabili delle strutture che accolgono richiedenti asilo il compito di comunicare formalmente agli ospiti gli atti assunti dalle Commissioni territoriali compresa, ad esempio, la decisione sugli esiti della loro domanda di asilo. “Si tratta di un compito improprio che non possiamo sostenere e che modificherebbe la natura del nostro intervento pregiudicando il rapporto di fiducia instaurato con gli stessi ospiti”, tuona Gualzetti minacciando di “rimodulare il nostro piano di ospitalità diffusa così come è stato concepito, non rinnovando le convenzioni con le Prefetture che riguardano in particolare le strutture parrocchiali e riservandoci di valutare in che termini coinvolgere per il futuro le parrocchie”.

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Complessivamente nelle strutture della diocesi ambrosiana sono ospitate 2.147 persone. La parte maggiore, 617 persone, è ospitata in 103 appartamenti in parrocchia, mentre 518 sono accolti in 17 centri di enti religiosi. In 340 hanno trovato posto in 20 strutture di altro tipo, 23 in 6 appartamenti della Caritas, 235 in appartamenti o comunità di cooperative, 333 in 14 centri della Curia, 81 sono ospitati in 16 appartamenti di privati. La Zona Pastorale che accoglie il maggior numero di richiedenti asilo, 745 persone in 58 strutture, è la Zona I, che comprende le 172 parrocchie sul Comune di Milano.

Non li vogliono nemmeno identificare. Sono i loro nuovi ‘bambini’. E sappiamo cosa questo tipo di falsi preti fa, con i bambini.



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