Boldrini e Fiano vogliono distruggere anche ‘vino fascista’, il produttore: “Non tolgo Mussolini da etichette”



La vicenda della cosiddetta ‘spiaggia fascista’ di Chioggia riporta alla ribalta l’attività dell’azienda vinicola Lunardelli, uscita indenne da quattro cause. Da 25 anni l’azienda vinicola con sede a Colloredo di Prato, Udine, utilizza personaggi storici (ci sono anche Hitler, Stalin, Francesco Giuseppe…) come marchio di fabbrica, conosciuto e discusso. Ma ora il disegno di legge di Emanuele Fiano, che punta a punire “chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco” rischia di farla chiudere. Il fanatismo degli iconoclasti produce disastri. Isis abbatte le immagini ‘idolatre’, i Fiano di turno quelle storiche: stesso fanatismo oscurantista.

C’è Mussolini che inneggia con il braccio destro alzato a «Credere, obbedire, combattere». E poi Hitler in posa e il motto «Sieg Heil» («Saluto alla vittoria») e Stalin.

Sono alcune delle bottiglie di vino più vendute sulle spiagge e negli autogrill di tutta Italia. Le etichette si possono trovare anche online e al costo di 9 euro. E gli acquirenti sono in gran parte collezionisti di tutta Europa, dalla Russia alla Scandinavia, dalla Germania all’Inghilterra.

Andrea Lunardelli, “inventore” di queste etichette e addetto alle vendite, non ha alcuna intenzione di piegarsi: «La norma è inaccettabile. Non offendo nessuno. Non vedo perché dovrei toglierle. Abbiamo già avuto un tiranno in Italia ed è stato più che sufficiente. Ora ne abbiamo mille». «Hanno paura dei fantasmi – continua –. È tutta nebbia che ci gettano davanti agli occhi per nasconderci i problemi di tutti i giorni, quelli reali. Se volevano promulgare una legge per cancellare ogni simbolo del fascismo la facevano subito dopo la guerra come in Austria e in Germania dove sono vietate le immagini del nazismo sui libri».

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Si definisce «storico e apartitico» Lunardelli, ma «prima di tutto – precisa – per me queste etichette sono una goliardata». E fu proprio per scherzo che iniziò nel 1992 la fortuna dei Lunardelli. «La bottiglia numero uno, “Il camerata”, fu una richiesta di un cliente che mi portò un’etichetta direttamente da Predappio – racconta –. Gli serviva per una cena. E lo accontentai. La notizia si sparse fino ad arrivare a Bolzano. Il secondo cliente mi chiese Hitler con la scritta “Fuhrerwein”. E il terzo Stalin con lo slogan “Il compagno”».

Tra le 106 etichette rinchiuse nella cantina dei Lunardelli c’è di tutto: da Churchill a Napoleone, dai quadri di Leonardo Da Vinci all’imperatrice d’Austria, Sissi.

Tanto che l’ultima creazione è dedicata al movimento Anonymous: «E ne sono – aggiunge Andrea – molto orgoglioso. Volevo anche creare un’etichetta sull’Islam in stile Charlie Hebdo, e portarla direttamente in Francia, ma mio padre si è opposto per paura. In verità ci tengo molto alla libertà di espressione. E questo mi ha spinto a portare avanti queste creazioni. Lo faccio perché nessuno dimentichi ciò che ci ha insegnato la storia».

Le bottiglie con le etichette fasciste «e soprattutto naziste», puntualizza Lunardelli, valgono un sesto del fatturato dell’azienda. «Ne vendiamo circa diecimila all’anno. Ma nei primi sei mesi abbiamo registrato un raddoppio delle vendite». È il mercato su internet quello che tira di più. «Qui si rivolgono metà dei nostri acquirenti che vogliono le etichette di Mussolini e Hitler. Una particolarità? I russi preferiscono il Fuhrer a Stalin».

C’era anche la bottiglia di Che Guevara… «ma l’abbiamo dovuta togliere dal mercato perchè la vedova del fotografo che aveva realizzato l’etichetta ci ha chiesto i diritti d’autore».

Insomma, Fiano uguale a ISIS.



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