DONNA MASSACRATA DAI ROM SULLA METRO, UNA MASCHERA DI SANGUE – VIDEO



Uno dietro l’altro, in pieno volto. Tanto da trasfigurarle il viso in una maschera di sangue. A picchiarla ripetutamente è stata una rom di appena 9 anni, una delle tante che affollano i corridoi delle metropolitane capitoline e che lì possono agire indisturbate. Solo l’intervento del personale della stazuione Barberini ha evitato il peggio.

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L’aggressione della baby rom si è consumata mercoledì scorso, in pieno pomeriggio. Poco dopo le 16.30 Maria Assunta scende alla stazione Barberini, linea a. È sulla banchina quando viene accerchiata dalle nomadi. La violenza esplode nel giro di pochi secondo. Non appena l’anziana cerca di divincolarsi e scappare, per evitare così di essere rapinata, una delle baby rom le si fa sotto, la assale e la colpisce senza alcuna pietà. “Una scarica veloce e violenta – spiegano gli agenti del commissariato di Trevi – la donna, a quel punto, cade a terra in un lago di sangue”. Nel giro di pochissimo, le nomadi si dileguano nel nulla facendo perdere le proprie tracce. Maria Assunta rimane distesa lungo la banchina, nel suo stesso sangue. E lì la trova il personale della stazione. Le guardie giurale, a quel punto, chiamano il 118 e la polizia che riesce a fermare solo la rom che l’ha assalita. È una bambina: ha appena nove anni, ma non ha un’identità.

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Nella metropolitana di Roma, come ricostruisce il Messaggero in un’ampia inchiesta, le baby rom “lavorano in squadra, si coprono, si aiutano, accerchiano le vittime, minacchiano chi si intromette” e picchiano a sangue. “Sono le padrone – spiega una guardia giurata al Messaggero – non gli possiamo fare niente noi e nemmeno i militari che sono in stazione. Sono aggressive e sanno di avere l’impunità – contnua – e quando chiamiamo polizia e carabinieri dopo poche ore tornano”. Passsano da un furto all’altro. Un vigilante racconta che “tra quelli che hanno abbandonato sulle scale mobili e quelli che ritrovano i passeggeri”, in certe giornate, si arriva a “raccogliere anche quindici portafogli”. “E chissà – conclude – quanti altri ne portano via o buttano nei cestini dei rifiuti”.

Nella foto in alto un altro episodio di violenza migrante. A Milano. Altra città devastata dall’immigrazione.


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