Ieri è nato a Milano il Partito Islamico ‘italiano’, in una moschea abusiva



Il movimento dei musulmani ‘italiani’ si è riunito ieri in via Maderna, ospite di un’associazione di estremisti e dentro una moschea abusiva di Milano.

Il movimento dell’islam nato ieri a Milano si definisce come progetto «dei musulmani per i musulmani». Il gruppo promotore proviene dall’alveo dell’Ucoii, quello dei Fratelli Musulmani.

«Una comunità, una fede, una voce» è l’eloquente slogan della Costituente che mima quello nazista “Ein volk, ein Reich, ein Fuhrer”.

Ha i suoi leader riconosciuti in Hamza e Davide Piccardo; il primo è stato fondatore dell’Ucoii, il secondo ha guidato a Milano il Coordinamento dei centri islamici, a cui aderiva (e aderisce) l’associazione Milli Gorus, che ha sede nel centro di via Maderna ed è ben rappresentata nella nuova dirigenza: il nuovo presidente del del Caim da ottobre è Osman Duran, che proprio da Milli Gorus arriva. Questa sigla, poi, ha una storia peculiare. Si tratta infatti di un’organizzazione fondata in Turchia da un capo politico-spirituale che aprì la strada all’odierno regime del sultano Erdogan, impegnato a superare la laicità e lo stato di diritto delle istituzioni turche.

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Di Milli Gorus si è molto parlato in occasione del bando per la costruzione di tre moschee (sotto Pisapia), quando emerse che la sigla turca – vincitrice in consorzio con altre di una delle tre aree messe a bando dal Comune – era stata inserita in Germania in una lista governativa che la indicava come estremista. L’ex pm Stefano Dambruoso (attualmente deputato e consulente dell’assessorato alla Sicurezza) segnalò il caso interrogando il Viminale. All’epoca Il Fatto quotidiano riportava i pareri di due esperti: l’esperto dell’Ispi Lorenzo Vidino considerava Milli Gorus «un gruppo dall’ideologia problematica», il professor Paolo Branca li definiva «ipernazionalisti».

Ma anche la sede di via Maderna ha una storia tormentata: proprio come le altre sedi dei centri islamici milanesi non ha una destinazione tecnica compatibile con lo svolgimento di attività di preghiera e culto. Abusiva.



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