Libia, tutti al mare a Tripoli: dove “non possiamo respingere barconi perché c’è la guerra”



Le temperature hanno sfondato i 45 gradi ieri, a Tripoli. Così, nel ‘paese martoriato dalla guerra e non sicuro per i respingimenti‘, è stato assalto alle spiagge. Di villeggianti.

E’ evidente che ci stanno prendendo per il culo. Non tanto perché spaccino libici per profughi, visto che i libici non salgono sui barconi (proprio perché non esiste alcuna guerra in Libia, ma delle scaramucce tra tribù, normali a quelle latitudini), ma perché ci obbligano a prenderci in hotel africani e bengalesi che usano la Libia come base di transito verso l’Europa, con la bufala che non è sicuro rimandarli indietro.

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Ora, se qualcuno si mette in viaggio dalla Nigeria e dal Bangladesh per andare in Libia e prendere un barcone: sono cazzi suoi, se è ‘pericoloso rimandarli indietro’. Ma, oltretutto, non è nemmeno pericoloso. Tranne il fatto che potrebbero finire colpiti da qualche moto d’acqua.



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