Mercati assediati da profughi molesti che esigono soldi: “Niente stipendio da 5 mesi”



BIELLA – «Signora, ho fame. Mi aiuti». Indossa un paio di jeans, una felpa bianca col cappuccio e mostra un foglio bianco. Fa l’elemosina, tra i banchi del mercato di piazza Falcone, dove le signore si lamentano e dicono che «ormai ci inseguono ovunque». Come questo giovane, tra le auto parcheggiate, altri ragazzi spuntano fuori da ogni angolo.

Sono insistenti, esigono soldi, dicono di essere affamati e di non ricevere da cinque mesi il pocket money. Lo stipendio da profugo oltre a vitto e alloggio.

Arrivano dai centri d’accoglienza di Cossato e Castellengo e occupano i parcheggi del mercato di piazza Falcone. Dopo lo scandalo dello spaccio di droga scoperto all’interno di un Caf a Occhieppo Superiore, viene a galla un nuovo regalo dell’invasione: il racket dei mendicanti.

«Sentiamo lamentele dai clienti, le signore hanno paura, perché sono molto insistenti», spiega Paolo Calabrese, titolare di un banco che vende borse in piazza Falcone. Basta andare ad acquistare un pollo allo spiedo e ci si sente toccare alle spalle: «Anche per me, tanta fame», ripeteva ieri un profugo a una signora infastidita. Chi sono? E perché accade questo? Si domandano i commercianti che oltre alle lamentele vedono persone spesso inseguite da questi ragazzi. «Ieri abbiamo chiesto l’intervento della polizia municipale – spiega Paolo Calabrese -, a un mio collega, al telefono, dal comune è stato risposto che non c’è personale. Se ne fregano».

Ieri in piazza non sono mancati attimi di tensione, quando un ambulante ha ‘osato’ fotografare i mendicati: «Un collega è stato minacciato – dice Calabrese – e obbligato a cancellare le foto dal cellulare».

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Giacomo Moscarola, consigliere leghista, sentite le lamentele dei commerciati ha deciso di recarsi di persona al mercato. Dopo qualche attimo di tensione «questi ragazzi hanno spiegato di ricevere poco cibo e di essere senza soldi», spiega Moscarola. Eppure hanno diritto ai 35 euro al giorno, con i quali la coop dovrebbe garantirgli cibo, vestiti e la famosa diaria per le piccole spese quotidiane. «Da cinque mesi niente soldi – dice un ragazzo -, non abbiamo nemmeno il denaro per telefonare».

Povere stelle. E poveri scemi quelli che credono a questi parassiti. Stanno trasformando l’Italia in uno slum africano. Cosa vi aspettavate: se importi maschi africani, trasformi le città in Africa. Senza le ricchezze dell’Africa.


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