Marina Libia accusa: “Non riusciamo a bloccare scafisti e ong con le 4 motovedette italiane”



«Non riusciamo a fermare tutti i barconi che salpano dalle nostre coste, in queste ore i migranti riescono a partire anche con mezzi di fortuna perché il mare è una tavola». L’appello giunge da una fonte interna alla marina libica contattata dal giornale Il Mattino.

L’Italia ha messo a disposizione delle forze governative del premier Sarraj quattro motovedette. Un chiaro segnale che il governo del PD non vuole fermare l’invasione. Anzi.

Secondo le informazioni dei guardiacoste libici in questo momento ci sono tra le trenta e le cinquanta piccole o medie imbarcazioni che sono riuscite a salpare già pronte per essere recuperate e quindi prossime a raggiungere l’Italia. Si tratta, secondo dati approssimativi, di altri 3mila migranti pronti a sbarcare.

«Gli scafisti si sono fatti ancora più furbi – aggiunge l’ufficiale – e riescono a partire praticamente da quasi ogni punto della costa, proviamo a fermarli e anche di recente abbiamo avuto diversi scontri a fuoco con questi criminali, ma per una barca che riportiamo indietro tante altre riescono a partire e a farsi salvare per proseguire la traversata».

Secondo i libici la presenza delle imbarcazioni delle associazioni umanitarie è elemento scatenante della grande quantità di sbarchi dei clandestini che salpano dalle coste della Tripolitania. Lo scorso maggio una motovedetta della marina di Tripoli fu costretta ad incrociare la rotta con la Ong tedesca Sea Watch rischiando persino lo scontro in mare. Appena due settimane fa invece i guardiacoste libici hanno obbligato le imbarcazioni di Msf, Openarms, Jugend e Sea Watch ad allontanarsi dal limite delle acque territoriali, accusando le Ong di aver ricevuto la segnalazione della partenza dei barconi prima che questi lasciassero la costa della città di Zuara. Un episodio che portò l’ammiraglio Ayob Amr Ghasem a diramare un messaggio alla stampa sostenendo di essere a conoscenza di chiamate wireless tra le organizzazioni e i barconi. «Molte volte – spiega la fonte libica – abbiamo l’impressione che le navi delle associazioni aspettino i barconi per abbordarli, ma i nostri ufficiali hanno informato più volte di questo le autorità italiane, le Ong ostacolano il nostro lavoro invadendo le nostre acque territoriali».

Sono nove le principali associazioni che operano nel Mediterraneo, la più importante è probabilmente Medici senza Frontiere impegnata attualmente con due unità, l’Aquarius con bandiera di Gibilterra e la Prudence che batte, in tutti i sensi, bandiera italiana. Anche la nave Vos Hestia di Save the Children sventola bandiera italiana. Poi c’è la Ong spagnola Proactiva Open Arms con la nave Golfo Azzurro battente i colori di Panama più un’altra unità con bandiera maltese.

LA DENUNCIA DELLA MARINA LIBICA > GUARDA E DIFFONDIOra è anche la Marina libica a sostenere che nelle sue acque territoriali le navi Ong attendano i gommoni di migranti prima che la Guardia costiera ne riceva richiesta di soccorso.

Posted by Giovanni Donzelli on Friday, June 30, 2017

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Una vera flotta è riferibile invece alle associazioni tedesche, si tratta di Sos Mediterranee, Sea Watch Foundation, Sea Eye, Lifeboat e Jugend Rettet con sette navi che battono bandiere di ogni parte del mondo: dalla Nuova Zelanda a Olanda e Germania. Attrezzatissima è la maltese Moas, l’associazione fondata nel 2013 dagli imprenditori italo-americani Christopher e Regina Catrambone. Ha due unità, Phoenix con bandiera del Belize e Topaz Responder con i colori delle Isole Marshall, più un drone per sorvegliare la presenza dei barconi in mare. E se scattasse il divieto ben undici navi su tredici non potrebbero più attraccare nei porti italiani. «Non sappiamo se questa decisione scoraggerà gli sbarchi – spiegano i libici – ma lo speriamo».

Ma tanto il governo italiano non lo farà mai. Perché sono complici dell’invasione.



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