Parma, segregazione islamica: all’università si applica la Sharia

Gli uomini da una parte, le donne dall’altra. Poi la foto ricordo. Gli studenti musulmani hanno ottenuto dall’Università di Parma una sala per pregare Allah. Vox ne aveva parlato in anteprima alcuni giorni fa.

Ora le forze politiche attaccano. Anche perché, quella che appare è una vera e propria applicazione della Sharia nell’università.

Tanto che il consiglio di amministrazione dell’ateneo ha imposto che al suo interno “non si possano affiggere volantini di alcun tipo”, non si possano tenere “sedute prolungate, dibattiti e discussioni” ed “è vietato consumare cibi e bevande, togliere o lasciare le scarpe fuori dalla sala” che è stata affidata ad una fantomatica Associazione studentesca musulmana universitaria.

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Ora è polemica. Non solo tra gli studenti. Anche Lega Nord e Fratelli d’Italia si sono apertamente schierati contro l’apertura della nuova sala di preghiera islamica. Molte le interrogazioni in Regione tese a ribadire il principio di laicità nelle università italiane. Tuttavia l’ateneo ha reagito spiegando che la malsana decisione di dare una sala di preghiera agli studenti musulmani “va inquadrata nell’ottica del pluralismo religioso in una società multiculturale”: o più prosaicamente nei Rolex arrivati da qualche parte a qualcuno. Controllate ai polsi dei membri del consiglio di amministrazione.



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