Australia, prodotti “halal” finanziano islamizzazione



La senatrice australiana Pauline Hanson ha ottenuto il supporto del Senato per proseguire la sua battaglia per il controllo e la tracciabilità dei proventi di tutti i prodotti alimentari che possiedono la certificazione “Halal”.

La proposta della senatrice e fondatrice del partito populista “One Nation”, è volta a comprendere quali siano le entità giuridiche che ottengono finanziamenti pubblici grazie a questa etichetta sugli alimenti. Il problema fondamentale, per quanto concerne questa etichettatura, è, infatti, rappresentato dalle terze parti che ricevono soldi grazie alla vendita di questi prodotti contrassegnati come “halal”. Una battaglia che il partito della destra australiana porta avanti ormai da più di un anno e che, dopo diciotto mesi di confronto pubblico e d’indagine sui prodotti, ha finalmente ricevuto il placet dei senatori.

Secondo il movimento della senatrice Hanson, questa etichetta sarebbe in realtà il veicolo attraverso il quale sarebbe finanziata “l’islamizzazione dell’Australia”.

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Attraverso la certificazione halal, che come sappiamo viene rilasciata dagli imam, si finanzierebbe infatti la costruzione di moschee e, peggio ancora, il terrorismo islamico.

Con lo Stato australiano che, non controllando e non vietando la vendita di prodotti derivanti soprattutto dalla brutale uccisione di animali, si renderebbe complice di un finanziamento di miliardi di dollari alle organizzazioni islamiche presenti in Australia.



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