“I migranti terroristi vogliono vendetta perché hanno subito razzismo”



“Il martire non soffre quando muore. Lo ha detto Allah. Sente come il pizzicore di una formica”. Parola della squilibrata mentale Lara Bombonati, la 26enne convertita all’islam. Una ‘terrorista’ da operetta. In arte Khadija.

Sono però interessanti le intercettazioni pubblicate oggi dal Corriere della Sera.

La squilibrata frequentava con il nickname “jalyk” la chat delle “sorelle musulmane” gestita da Bushra Haik, una canadese emigrata a Bologna che proprio per aver amministrato su skype il gruppo “Combattenti del Califfato e di Isis” è stata condannata come reclutatrice. È la stessa chat usata da Maria Giulia Sergio, l’altra squilibrata convertita.

Parlando degli attentati, giustifica i tagliagole: “Loro bombardano le loro città… e loro ricambiano”.

Sui migranti di seconda generazione che uccidono infedeli, dice:”È gente che ha subito il razzismo, sono frustrati, vogliono una ripicca, una vendetta sull’Occidente e loro non li controllano più“.

Il 26 gennaio, durante una “missione” che le viene assegnata da, Abu Mounir, viene pizzicata dalla polizia turca con un documento siriano, ma non parla la lingua. Così finisce in galera. È in questo momento che i genitori, perso qualsiasi contatto con la figlia, decidono di denunciarne la scomparsa. Ma lei si infuria: “Non si chiama la polizia quando ci sono di mezzo dei musulmani… in quanto tale io non sono soggetta a nessuno, solo alla legge divina”. E spiega: “Chiunque legifera al posto di Allah è una falsa divinità, un Thehut”. Per questo, a suo dire, bisogna “fare piazza pulita di templi e sinagoghe”.

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Ai familiari Lara-Khadija confida il proprio dolore per la morte del marito. “Io volevo farmi una famiglia ma lui chiedeva sempre e solo di morire, diventare martire – racconta – adesso vive in tutti noi. Io sono contenta per lui… però mi manca così tanto. Se vado a fare la spesa penso a lui che mi portava le borse – continua – e se le persone mi insultavano per strada ed era insieme a me rispondeva. E quando cucino penso che c’era lui che mi tagliava le cose perché mi diceva che io mi tagliavo”. Nonostante il dolore per la perdita, la foreign fighter è ancora convinta che il martirio sia la strada giusta. “Lui (il marito, ndr) ora sta meglio di tutti. Mi diceva: guarda i martiri, muoiono col sorriso”.

Una squilibrata mentale.



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