Ragazza italiana si converte a Islam, ora è la schiava di un Marocchino



Si converte all’Islam per obbedire al suo ‘fidanzato’ marocchino. Una ragazza mantovana di 22 anni, cinque anni fa, a 18 anni, si è convertita e ora ha deciso di raccontare la sua storia di squilibrata mentale al Giornale, non rivelando però il suo nome per paura di essere giudicata. Noi la giudichiamo lo stesso.

«Sono ormai cinque anni che ho intrapreso la strada della religione islamica. È iniziato tutto quando il mio ragazzo era nel periodo del Ramadan e io per rispetto non mangiavo in sua presenza. Da quel momento è stato tutto un crescendo finché non mi sono convertita definitivamente».

M.M., si legge ancora sul Giornale, non immaginava però quale sarebbe stato il peso della sua scelta: «Non amo generalizzare, ma sicuramente gli islamici hanno il sangue molto caldo, anzi, a volte troppo caldo. All’inizio i litigi con il mio attuale ragazzo erano davvero pesanti: alzava la voce talmente tanto che io per timore preferivo farlo sbollire dalla rabbia e poi farlo ragionare, perché sapevo che in quel momento avrebbe potuto farmi cose poco piacevoli dettate appunto dalla rabbia. Ora sta cambiando ma di base è sempre uguale».

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«Io accetto per forza il fatto che il mio ragazzo abbia questo carattere fumantino ed eccessivo a tal punto da incutermi paura a volte, ma sono anche altre le cose che, necessariamente, devo farmi andare bene. Lui non mi permette di andare in discoteca o di avere la vita che tutte le mie coetanee hanno per paura che io torni come loro. Ora devo crescere e devo pensare al mio futuro con lui e non posso pensare a futilità come ad esempio la discoteca. Ciò ovviamente – prosegue M.M. con un velo di tristezza sul volto – spesso mi rende triste perché mi trovo da sola in casa mentre lui, al contrario, va a divertirsi». E ancora: «Accetto tutto ciò perché spero che lui mantenga la promessa di cambiare dopo il matrimonio. Lo spero perché lo amo davvero anche se a volte è difficile».

Quando il femminismo incontra l’islam, il femminismo cuoce a novanta gradi.



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