Ius Soli: avremo Carabinieri e soldati islamici, attentati sicuri



Uno dei motivi per i quali le stragi islamiche sono più frequenti in Francia e Regno Unito è, non solo la presenza di terroristi islamici di seconda generazione, ma anche di agenti di polizia e militari islamici di seconda generazione che tendono se non ad esserne complici, quantomeno ‘laschi’ nel controllarli.

Secondo una nota confidenziale, del gennaio 2016, dell’Unità di coordinamento antiterrorismo del Ministero degli Interni francese, la Francia conta già decine di migliaia di islamisti radicali.

Alcuni di questi islamisti sono andati in Siria per unirsi allo Stato islamico (Is); altri si sono infiltrati in tutti i livelli della società, a cominciare dalla polizia e dalle forze armate.

Una nota confidenziale della Prefettura di polizia di Parigi, che è trapelata e finita sulle pagine di Le Parisien, fornisce informazioni dettagliate in merito a decine di casi di poliziotti che si sono radicalizzati tra il 2012 e il 2015. In particolare, sono stati sottolineati i casi degli agenti che ascoltavano e diffondevano canti islamici mentre erano di pattuglia.

Alcuni di questi poliziotti si sono apertamente rifiutati di proteggere le sinagoghe o di osservare un minuto di silenzio per commemorare le vittime degli attacchi terroristici.

Inoltre, è stato segnalato il caso di una poliziotta che su Facebook incitava a compiere atti terroristici e definiva la sua uniforme “uno straccio lurido della Repubblica” mentre si puliva le mani con questa. Nel gennaio 2015, subito dopo gli attacchi alla sede di Charie Hebdoe al supermercato kosher Hyper Cacher di Port de Vincennes, in cui sono morte 17 persone, la poliziotta ha scritto sulla sua pagina Facebook: “Attacco mascherato lanciato da vigliacchi sionisti (…) Occorre ucciderli”.

Il fatto che gli agenti di polizia siano armati e abbiano accesso alle banche dati non fa che aumentare l’ansia e la preoccupazione. Lo stesso accadrebbe in Italia con lo Ius Soli più o meno temperato alla francese.

La polizia non è la sola a essere preoccupata. Lo è anche l’esercito francese. Non esistono statistiche sul numero di soldati musulmani presenti nelle forze armate francesi, ma si presume che siano parecchi e che siano vulnerabili all’influenza dell’estremismo islamico, visto che la Francia è impegnata militarmente in Africa contro al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) e contro lo Stato islamico in Medio Oriente. Ma subito dopo l’attentato a Charlie Hebdo del gennaio 2015, la più vasta operazione militare è stata quella lanciata sul suolo nazionale: in tutto il territorio francese sono stati dispiegati 10.000 militari per proteggere sinagoghe, scuole ebraiche, stazioni ferroviarie e della metropolitana, e anche alcune moschee, per mostrare ai musulmani che la Repubblica francese non li considera nemici. La loro missione non è più quella di essere una forza complementare, ma – come ha spiegato Le Figaro – “condurre su base permanente operazioni militari interne”. E come abbiamo visto, con scarso successo: perché sono infiltrati.

Già a partire dal 2013, durante il 5° Incontro parlamentare sulla sicurezza nazionale, il colonnello Pascal Rolez, coadiuvando il vicedirettore dell’Unità di controspionaggio interno della Direzione della Protezione e della Sicurezza della Difesa (DPSD), aveva dichiarato: “Stiamo assistendo a un aumento della radicalizzazione tra i militari francesi, soprattutto dopo la vicenda Merah”.

Va ricordato che Mohammed Merah, un giovane musulmano francese, uccise nel 2012 a Tolosa e Montauban tre soldati francesi e fu l’autore della strage in una scuola ebraica di Tolosa che costò la vita a quattro persone. Bambini compresi.

Nel 2012, un giovane musulmano francese, uccise tre soldati francesi e fu l’autore della strage in una scuola ebraica che costò la vita a quattro persone. Oggi, tenuto conto dei numerosi casi di radicalizzazione nella polizia e nell’esercito, le autorità temono che ci sia il rischio che “i rappresentanti delle forze dell’ordine attacchino i loro colleghi”.

Per identificare i membri delle forze armate a rischio radicalizzazione, il DPSD tiene conto dei cambiamenti nel modo di vestirsi, delle ricorrenti assenze per malattia, dei viaggi o del furto di forniture o materiale.

Dopo gli attentati a Charlie Hebdo e al supermercato kosher di Parigi, i media hanno rilevato diversi indizi di radicalizzazione in seno all’esercito francese.

Il 21 gennaio 2015, l’emittente radiofonica RFI ha dato notizia che circa il 10 per cento dei militari francesi ha disertato per unirsi alla lotta jihadista in Iraq e Siria. Jean-Yves Le Drian, ministro della Difesa, lo ha confermato, avvertendo però che si tratta di casi “molto rari”. Uno di questi militari ricopre la posizione di “emiro” nella provincia siriana di Deir Ezzor ed è alla guida di un gruppo composto da una decina di combattenti francesi che ha addestrato lui stesso. Gli altri disertori francesi sono esperti in esplosivi e paracadutisti; qualcuno proviene da unità speciali o dalla Legione straniera.

Sempre nel gennaio 2015, dopo gli attentati di Parigi, la polizia scoprì che la gendarme (laGendarmerie è una forza di polizia a statuto militare che dipende dal ministero della Difesa) “E.C”, di 35 anni aveva una relazione sentimentale con Amar Ramdani, ricercato per traffico di armi e droga. Ramdani era uno dei complici di Amedy Coulibaly, l’autore della sparatoria di Montrouge e dell’attacco al supermercato Hyper Cacher di Parigi. Lo stesso Ramdani è stato visto dalla Direzione di intelligence della Prefettura di polizia (DRPP) nella zona “pubblica” del forte di Rosny-Sous-Bois (Seine-Saint-Denis). Questo forte è la sede operativa degli esperti della scientifica dell’Istituto di ricerche criminali della Gendarmeria nazionale. Per quanto riguarda Emmanuel C, l’agente è stata accusata di aver commesso più di 60 violazioni della sicurezza consultando i file delle persone ricercate (FPR) contenuti nel computer della Gendarmeria.

Nel luglio 2015, la stampa divulgò la notizia che circa 180 detonatori e una decina di panetti di esplosivo al plastico sono stati trafugati da un deposito dell’esercito nei pressi di Marsiglia. Naturalmente gli investigatori hanno ipotizzato una possibile complicità interna, poiché i ladri sembravano bene informati. Le indagini sono ancora in corso e si seguono due piste: quella del terrorismo islamico o della criminalità organizzata.

Il 16 luglio 2015, il presidente François Hollande rese noto che è stato sventato un attacco a una base militare francese. Tre giorni prima, quattro uomini, di cui un veterano della Marina, erano stati arrestati: confessarono che intendevano introdursi in una base della Marina nel sud della Francia, sequestrare un alto ufficiale, decapitarlo e poi diffondere le foto della decapitazione sui social media.

Secondo Thibaut de Montbrial, uno specialista di terrorismo e presidente del Centro Studi per la Sicurezza interna, il rischio è quello di “avere agenti delle forze di sicurezza che attaccano i loro colleghi. Qualcuno in uniforme che attacca un’altra persona che indossa la stessa uniforme. In Francia, uno scenario del genere non è impossibile. Le forze di sicurezza devono tenere conto di questo possibile rischio”.

Questo rischio, dopo lo Ius Soli, lo avremmo anche noi.


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