A sindacalisti il 60% in più di pensione, privilegi

I sindacalisti riescono ad ottenere una pensione molto superiore a quella dei lavoratori “normali” grazie a regole che valgono solo per loro.

Finora, però, nessuno aveva potuto calcolare con esattezza l’incidenza di questo privilegio sul trattamento pensionistico perché l’unico ente che poteva farlo era l’Inps. E, finalmente, l’ha fatto.

I VERI PRIVILEGIATI

L’istituto di previdenza ha realizzato uno studio che dimostra tutti questi vantaggi mettendo nero su bianco il trattamento pensionistico di 19 casi reali (persone delle quali, ovviamente, è stato omesso il nome). Il risultato della legge sulla pensione dei sindacalisti è nel grafico qui sopra. Praticamente l’Inps ha ricalcolato la pensione di questi 19 sindacalisti del settore pubblico togliendo i vantaggi particolari loro riservati. La “quota A di pensione”, spiega l’Inps, “è determinata sulla base della retribuzione percepita l’ultimo giorno di servizio ed è quindi soggetta a regole più generose rispetto a quelle applicate dal 1992 in poi per il calcolo della quota B di pensione”.

“In sintesi”, aggiunge, “un versamento elevato di contribuzione aggiuntiva sull’ultima retribuzione incide in modo molto significativo sulla quota A, facendo aumentare anche di molto la pensione complessiva dei sindacalisti del settore pubblico, cosa che non è possibile per tutti gli altri lavoratori”. Un comportamento tipico della tanto deprecata “casta”.

 

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Nel grafico, quindi, l’Inps ha simulato il calcolo della “quota A” applicando le stesse regole con le quali si calcola la “quota B”, cioè la normale pensione. La linea rossa mostra a quale pensione ognuno dei soggetti considerati avrebbe diritto, se venissero esclusi i privilegi specifici. Queste regole sono quelle che hanno permesso all’ex segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, di percepire un assegno mensile di 8.593 euro lordi (5.391,50 netti). Il collega ex leader della Uil, Luigi Angeletti, invece, alle richieste di conoscere l’importo della sua pensione, che percepisce dal 2014, ha sempre opposto il rispetto della privacy.

Distacco vs aspettativa

Oltre alla possibilità di ottenere anche una doppia pensione (dal sindacato e dall’azienda di provenienza), i sindacalisti hanno anche la possibilità di accedere a due istituti particolari: quello del distacco o quello dell’aspettativa (non retribuita). Nel primo caso la persona si dedica all’attività sindacale a tempo pieno, ma continua a ricevere la retribuzione dal suo datore di lavoro originario. Nel secondo, invece, non riceve alcuna retribuzione (e nessun contributo pensionistico). L’Inps ha verificato i dati e ha scoperto ciò che è ovvio e, cioè, che i lavoratori in aspettativa non retribuita nel settore privato erano, nel 2013, 2773 mentre sono praticamente inesistenti l’aspettativa retribuita. Nel settore pubblico i lavoratori in distacco sindacale erano 1045 mentre quelli in aspettativa sindacale erano 748.

Il costo delle pensioni dei sindacalisti

Questo significa che le giornate di assenza dei pubblici dipendenti per motivi sindacali (inclusi i permessi) nel 2010 “rappresentano lo 0,16% delle giornate complessive di lavoro, pari al lavoro di 3.655 dipendenti per un anno e si traducono in un costo complessivo annuo valutabile in 113.277.390 euro”.



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