Roma, Maria Clara non parla e non cammina: ma è italiana, per lei non c’è posto

Maria Clara non parla e non cammina più da quando aveva 12 anni. Guarita da una leucemia ma entrata in coma con danni irreparabili al cervello. I sanitari all’epoca (era il ’74) la rimandarono a casa dalla famiglia: «Sopravviverà sì e no un paio di mesi», dissero. E invece no.

Ieri Maria Clara ha compiuto 55 anni. E ora rischia di rimanere senza cure, di essere di nuovo abbandonata. Perché in tutto il Lazio non c’è una struttura residenziale intensiva di livello R1 con assistenza medica h24 con posti liberi in grado di accoglierla. Nemmeno a Roma, nella Capitale, dove abita con i genitori ultraottantenni. E non è una questione locale, ma di politica nazionale.

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Solo per pietà ieri, martedì mattina, i medici del Nomentana Hospital non l’hanno dimessa dandole una proroga fino al 22 giugno. Altrimenti sarebbe finita chissà dove o di nuovo a casa, senza cure adeguate, ad aspettare di morire. “Mi chiedo quante altre Clare esistano e non hanno un posto dove andare come mia sorella – denuncia Cristiana, la sorella più piccola – Il 25 maggio si è riunita la commissione medica ospedaliera che ha stabilito che ha bisogno di cure mediche e di assistenza h24, ossia del ricovero più specializzato di livello R1. Ma non c’è posto. In tutto il Lazio ce ne sono al massimo 150, tutti occupati. Seppure mia sorella ha un diritto non può esercitarlo, è un diritto che finisce nel vuoto, che si scontra con la realtà dei fatti. Sappiamo che c’è una lista d’attesa, ma l’attesa rischia di essere infinita per questo tipo di malati. È un vicolo cieco».

Intanto ospitiamo in hotel oltre 200 mila fancazzisti. Per lei non c’è nemmeno un posto. Con i 4,5 miliardi di euro l’anno che spendiamo in hotel per profughi finti in fuga da guerre inesistenti, potremmo costruire tante strutture e ospitare tutte le Clara d’Italia. Gli anziani soli e bisognosi. I disabili. E dare loro assistenza. Questo farebbe un governo italiano, il nostro non lo è: è un coacervo di interessi mafiosi. Un tugurio politico.



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