Bonus bebè a immigrate, è boom richieste



Il bonus infatti è previsto anche per loro basta avere un permesso di soggiorno di lungo periodo oppure umanitario. In pratica tutte le ‘nigeriane’ in hotel.

PAGHIAMO PER FARCI SOSTITUIRE – Ben 100.099 di cui: 71.728 presentate da mamme che hanno già partorito, 28.090 da donne oltre il settimo mese di gravidanza, 132 in affidamento preadottivo nazionale, 110 in adozione internazionale, 35 in adozione nazionale e 4 in affidamento preadottivo internazionale.

Dal 4 maggio al 16 maggio, negli uffici veneti, le richieste inoltrate all’ Inps per poter usufruire del bonus sono state 7765. Di queste: 5.474 sono state presentate da donne che hanno già partorito, 2.274 da future mamme oltre il settimo mese di gravidanza, 5 da donne in affidamento preadottivo e 12 in adozione internazionale. Tra i requisiti per avere il bonus mamma, previsto dalla Finanziaria 2017, ci sono: l’aver già partorito, l’aver concluso il settimo mese di gravidanza a partire dal primo gennaio di quest’anno, l’aver adottato o l’aver in affidamento preadottivo un bambino. Il premio di 800 euro è riconosciuto a tutte senza limiti di reddito. Se non vi sono limiti reddituali entrano in gioco altri requisiti che valgono per le donne straniere. Il bonus infatti è previsto anche per loro basta avere un permesso di soggiorno di lungo periodo oppure umanitario. In pratica tutte le ‘nigeriane’ in hotel.

Ma per i cuckold del sindacato, ormai un ente che lavora per dissolvere la società italiana mentre incassa soldi con i patronati, visto che di sindacato ha solo il nome, non è abbastanza:

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Ed è in questa serie di requisiti che nasce la querelle e che ha portato il patronato Inca (Istituto nazionale confederale di assistenza) della Cgil a presentare ricorso al Tar. Tutto perché il 3 maggio scorso c’è stata una sentenza a favore di una signora moldava, residente a Padova, che aveva chiesto di poter usufruire del bonus bebè, altro bonus da non confondere con il bonus mamma, ma il cui principio è lo stesso. Qui interviene però il limite del reddito. Il premio bebè prevede 80 euro al mese per le donne che dimostrano di avere un Isee inferiore a 25 mila euro. Anche in questo caso il beneficio è riservato alle donne italiane e alle straniere con permesso di soggiorno Ue di lungo periodo. L’Inca ha presentato ricorso chiedendo che il premio venisse riconosciuto anche alle immigrate con permesso di soggiorno non di lunga durata. Il giudice ha ritenuto l’atteggiamento discriminatorio e ha accolto il ricorso, permettendo così alla moldava di vincere una causa «pilota». Anzi, già in passato, ci fanno sapere dagli uffici della Cgil, ci fu il ricorso per le famiglie straniere con più di tre figli a carico al fine di ricevere le prestazioni assistenziali. Ricorsi che creano l’apripista per altri casi. E infatti. Detto. Fatto. Dato che i limiti sui permessi di soggiorno riappaiono sul premio natalità, il sindacato ha presentato un analogo ricorso al Tar proprio contro le «limitazioni» che la norma pone nei confronti delle donne straniere. Che il Tar intenda accogliere anche questo?

E’ geniale dare il bonus natalità alle immigrate, per non parlare del desiderio del sindacato di aprirlo a chi ha appena messo piede in Italia. Tipico di chi ha un desiderio ormai evidente di autodissoluzione.



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