Marocchino sul bus: “Sono qui per umiliare le donne italiane”



Prima s’era rifiutato di dare il biglietto al capotreno perché era una donna. Poi, dopo l’intervento della Polfer, non aveva dato i documenti ad una poliziotta perché di sesso femminile: «Vi devo umiliare come umilio le donne in Marocco», la risposta all’agente della Polfer di Treviso.

Era il 1° marzo del 2014. E così, martedì mattina, il marocchino Samir Lahdyi, residente nel Bellunese, è stato condannato dal giudice Leonardo Bianco a 8 mesi di reclusione per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto d’indicazioni sulla propria identità.

La vicenda risale a tre anni fa quando alle 8 del mattino del primo marzo, negli uffici della Polfer di Treviso, arrivò la chiamata del capotreno di un convoglio proveniente da Belluno che riferiva di un marocchino che molestava la gente e si rifiutava di esibire il biglietto. Subito, sul binario dove era in arrivo il treno da Belluno, fu inviata una pattuglia appiedata di agenti della Polfer. All’arrivo, il marocchino fu fatto scendere e, alla richiesta di documenti da parte di una poliziotta, si rifiutò di consegnarli. «Voi donne siete tutte delle prostitute», disse alla poliziotta. «Dovete essere umiliate come si fa in Marocco». Ed il documento lo consegnò al poliziotto. Il marocchino fu poi portato negli uffici della Polfer per essere identificato ed anche lì proseguì il suo “show” islamico, minacciando la poliziotta di “spaccarle la faccia”. Alla fine il marocchino fu congedato con una denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto d’indicazioni sulla propria identità.

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Il pubblico ministero, nel corso della requisitoria ha chiesto una condanna dell’imputato ad un anno di reclusione mentre il legale del marocchino l’assoluzione. Il giudice ha sentenziato: condanna a 8 mesi. Ma rimane in Italia. Ad umiliare le donne.



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