LO STERMINIO DELLA CLASSE MEDIA E DEGLI OPERAI



Addio classe operaia e piccola borghesia: aumentano le disuguaglianze economiche nel paese. È quanto rileva l’Istat nel Rapporto annuale 2017. Che mette in evidenza un’Italia sempre più impoverita: l’assenza di redditi da lavoro interessa il 13,9% delle famiglie italiane, con la percentuale più alta che si registra nel Mezzogiorno (22,2%). Si tratta di tutti nuclei “jobless” dove si va avanti grazie a rendite diverse, affitti o aiuti sociali. Nel 2008 queste famiglie ammontavano a 3 milioni e 172mila, il 13,2% del totale. In stato di povertà assoluta 1,6 milioni di famiglie, il 28,7% a rischio di povertà o esclusione sociale.

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Quasi sette giovani under 35 su dieci vivono con la famiglia di origine. L’Istat spiega che nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui. Secondo l’istituto di statistica, sono tre milioni e 590mila le famiglie senza redditi da lavoro, cioè dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. «La perdita del senso di appartenenza a una certa classe sociale è più forte per la piccola borghesia e la classe operaia”, osserva l’Istat. L’istituto però non si limita a prendere atto della disgregazione dei gruppi tradizionali della società italiana, ma ne propone una ricostruzione originale, che suddivide la popolazione (stranieri compresi) in nove nuovi gruppi: i giovani blue-collar e le famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri, gruppi nei quali è confluita quella che un tempo era la classe operaia; le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia, nei quali confluisce invece la piccola borghesia; un gruppo a basso reddito di anziane sole (le donne vivono di più rispetto agli uomini) e di giovani disoccupati; e infine le pensioni d’argento e la classe dirigente. In questa classificazione incidono vari fattori, il più importante è il reddito, che viene valutato in termini di spesa media mensile: si va dai 1.697 euro delle famiglie a basso reddito con stranieri agli oltre 3.000 delle famiglie di impiegati e delle pensioni d’argento fino alla classe dirigente che supera di poco i 3.800 euro mensili.

Uscendo dalle inutili complicazioni di ISTAT, che tende ad indorare la pillola confondendo, la Globalizzazione e l’immigrazione – due fenomeni connessi e convergenti – stanno sterminando la classe media e rendendo sempre più povera quella ‘operaia’. E sempre più ricco l’1 per cento della popolazione.

Un processo inevitabile senza frontiere a merci, denaro e persone: perché le multinazionali possono produrre in Cina, vendere in Italia e pagare le tasse alle Cayman. E’ il mondo senza frontiere che i giornali esaltano solo perché sono di proprietà dell’1 per cento a cui conviene. E si sa, i giornalisti sono per la maggio parte in vendita, pur di essere cooptati nella classe ricca e privilegiata.

Stiamo quindi creando masse di poveri – un tempo definiti proletari, ma che oggi non hanno nemmeno prole – che viene ingoiata dall’immigrazione e dal degrado importato nei quartieri popolari. Questo avviene in tutto l’Occidente. E’ quello che ha portato Trump alla Casa Bianca, dove è assediato dall’1% e dal complesso militare-industriale-mediatico.

Urgono due mosse: dazi e stop immigrazione. Per farlo, serve una mossa preventiva: abbattere il Sistema che ci governa. Sono solo il governo abusivo, che è mera espressione temporanea di un potere più profondo.


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