Il sikh non molla il pugnale: «Un mio diritto portarlo, ricorreremo alla Corte Ue»



Singh Jatinder, condannato a pagare 2mila euro di multa, abita a Rivalta e lavora in una stalla. «Il Kirpan è solo un simbolo religioso che continuerò a portare. Non facciamo male a nessuno».

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La società multietnica non si tiene. E’ come un’auto con mille piloti, non sa dove andare. Ognuno pretende di imporre le proprie tradizioni, quasi sempre in contrasto le une con le altre. Visto che l’Italia è casa nostra, il sikh giri pure con il coltellaccio, a casa sua.

E che poi nell’epoca delle tecnologia sempre più pervasive, nel mantovano si sia ancora ai sikh che mungono le mucche, è tipico di una società che non investe in tecnologia perché ha l’immigrato a basso costo a disposizione. Con tutte le ricadute del caso a livello sociale ed economico.

Il partito Shiromani Akali Dal e il comitato dello Shiromani Gurdwara Parbandhak (Sgpc), il più importante organo della fede sikh, esprimono “angoscia” e promettono battaglia, dicendo che solleveranno la questione nelle sedi appropriate per assicurare “giustizia” ai loro fedeli presenti nel nostro Paese. La Cassazione ha “ignorato” il fatto che portare un kirpan è un fattore essenziale e obbligatorio per il nostro codice religioso, afferma in un comunicato un portavoce di Akali Dal. Dimenticando che, invece, non è obbligatorio che vivano qui. “È una questione di fede e di diritti fondamentali dei sikh” e questo divieto “significa che nessun sikh potrà vivere in Italia dopo questa sentenza”. Appunto.



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