Brescia: azienda chiude e si trasferisce in Cina, 300 operai vittime della Globalizzazione

Oggi la marchesina Gentiloni era in Cina, a svendere l’Italia, come del resto stanno facendo un po’ tutti da Berlusconi in giù. E’ un ”mercato di dimensione straordinaria”, ha detto in una conferenza stampa a Pechino dopo il vertice coi leader cinesi.”Oggi abbiamo avuto due importanti incontri con il presidente Xi Jinping e il primo ministro Li Keqiang, un’occasione per rafforzare i rapporti bilaterali tra i due Paesi e, di nuovo, per ragionare insieme in particolare con il leader cinese su questa prospettiva nuova, che ieri si è consolidata, della nuova Via della Seta”.

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La Cina è per il tessuto produttivo italiano una catastrofe. Lo è da quando Prodi e i suoi hanno aperto le frontiere ai prodotti cinesi eliminando quasi tutte le barriere in ingresso, perché interessava ai tedeschi. La Cina produce a bassissimo costo e senza alcun controllo ambientale o di tutela degli operai gli stessi prodotti che producono le nostre imprese, per farlo utilizzano macchinari tedeschi: questa è in una rozza sintesi il dramma. Per le industrie tedesche è un grande affare, per noi è una catastrofe economica.

E’ impossibile per le nostre aziende competere. Qui devi, ovviamente, pagare stipendi giusti e non gettare residui inquinanti nel primo fiume che passa, in Cina no, puoi fare quello che vuoi. L’effetto di questo – Globalizzazione – è prima la perdita di fette di mercato, poi la diretta delocalizzazione di imprese.

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Ad esempio l’azienda bresciana Santoni Spa, che si prepara a chiudere i battenti e a trasferire la produzione in Cina, dove è già presente con un altro stabilimento. Questo è quanto riferito dai sindacati di Fiom e Fim, a poche ore dall’incontro (forse decisivo) con la direzione aziendale.
Trasferimento della produzione: anche questo sarebbe già stato deciso. La società avrebbe intenzione di trasferire la produzione del macchinario più importante direttamente nella sua fabbrica in Cina, lasciando a Brescia solo il 20 o il 30% del lavoro. Tutto questo con il placet dei sindacati, ormai attivi solo nel gestire il business dei fancazzisti.

15 anni fa, l’11 dicembre 2001, la Cina entrò nel Wto, l’Organizzazione internazionale del commercio, grazie a Bill Clinton, il presidente americano allora uscente che aveva scommesso sullo sdoganamento economico della Cina, ma per volere di tutte le multinazionali che sognavano da anni di potere produrre liberamente a basso costo in Cina ed esportare senza barriere doganali in Occidente. Il delitto economico perfetto. Completato dalla possibilità di parcheggiare poi i guadagni nei paradisi fiscali attraverso l’Irlanda.

Da allora, sarà un caso, l’Italia ha smesso di crescere. Da allora, è iniziato il tracollo della qualità della vita delle classi medie occidentali alla quale assistiamo: per la prima volta, quest’anno, si assiste ad una diminuzione della speranza di vita negli Usa, l’indicatore più profondo della salute di una società. In Italia, esacerbata dall’esperienza Renzi, abbiamo avuto un record di morti.

Abbiamo assistito ad uno spaventoso passaggio di ricchezza dal basso verso l’alto senza precedenti: pochi si sono avvantaggiati diventando sempre più ricchi, e quasi sempre senza meriti oggettivi; le masse si sono impoverite.

Ma le classi medie occidentali, incapaci di organizzare una rivoluzione, come in una sorta di malattia autoimmune si sono invece rifugiate nel suicidio e nell’uso di droghe, che ha toccato livelli record in quella che era la classe media bianca americana scivolata verso la povertà.

“Da qui a dieci anni” disse Clinton quando annunciò l’accordo “ci guarderemo indietro e saremo fieri di quello che abbiamo fatto”. Lui e la moglie sì, visto chi ha finanziato la loro Fondazione e la campagna elettorale di lei. Ma l’effetto Cina, in un simpatico scherzo del destino, è stato decisivo nel dare a Trump la vittoria: “La Cina ha distrutto l’America” è stato lo slogan vincente che ha trasformato Donald Trump nel presidente eletto. E la Cina avrebbe distrutto l’America proprio nascondendo le sue truppe nel cavallo di Troia del Wto.

Ora la Cina vorrebbe fare l’ultimo passo: ricevere il riconoscimento ufficiale di “economia di mercato” che impedirebbe ai partner del Wto, America e Europa in testa, di esercitare le pur misere misure antidumping rimaste.
Fare dumping è abbassare il prezzo di un bene a un livello inferiore a quello del mercato interno per poterlo così esportare più facilmente guadagnando (scorrettamente) maggiori quote di export. Che è il tipico comportamento cinese.

Poi è arrivato Trump. E forse le classi medie occidentali hanno smesso di rivolgere il danno verso se stesse.


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