MINNITI SPENDE 12 MILIONI DI EURO PER CAPIRE SE BENGALESI E NIGERIANI SONO CLANDESTINI O PROFUGHI



Nuove spese a carico dei contribuenti per zollazzare i fancazzisti africani raccattati in Libia. Il ministero dell’Interno cerca personale a tempo indeterminato.
Si tratta di 250 nuove unità previste dal «pacchetto Minniti» e dal decreto immigrazione approvato dalla Camera con cui il ministro vuole sbloccare il sistema di accoglienza intasato dalle richieste di asilo di centinaia di migliaia di clandestini: perché serve un’analisi per capire che i senegalesi non hanno diritto all’Asilo. Roba da ricovero coatto di ministri.

Con un’infornata di dipendenti in deroga alle «procedure di mobilità» e «in aggiunta alle facoltà assunzionali» della pubblica amministrazione, il provvedimento consente al ministero di assumere «nel biennio 2017-2018» persone a tempo indeterminato. E autorizza una spesa straordinaria pari a 2,5 milioni di euro per l’anno in corso e 10,2 milioni per il prossimo: in tutto oltre 12 milioni di euro per accelerare i tempi dell’asilo. Il bando pubblicato qualche giorno fa sul sito del Viminale prevede che i vincitori siano distribuiti nei prossimi mesi nelle commissioni territoriali oberate dalle istanze dei migranti. Che attendono in media 163 giorni per ottenere il verdetto, salvo ricorsi in primo grado (il secondo è stato abolito) per cui si arriva anche a 278: una finestra temporale che gli stranieri trascorrono nella rete di accoglienza, in un cortocircuito che soffoca le strutture e rallenta i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere nel nostro Paese.

Solo 2,7% di chi sbarca è profugo, gli altri clandestini – GRAFICO

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I rinforzi arruolati dal Viminale saranno infatti destinati «in via esclusiva» sia alla commissione nazionale per il diritto di asilo a Roma che alle venti territoriali di Ancona, Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Caserta, Catania, Crotone, Firenze, Foggia, Gorizia, Lecce, Milano, Palermo, Roma, Salerno, Siracusa, Torino, Trapani, Verona. Nel 2016 sono state sommerse da 123mila domande di asilo, di cui 91mila esaminate. Di queste, appena il 5% ha ottenuto esito positivo con l’accoglimento dello status di rifugiato. Il 60% è stato respinto. Ma il trend in crescita degli sbarchi promette di appesantire ulteriormente il carico di lavoro dei commissari (sono quattro, tra un funzionario della prefettura, uno della polizia, un rappresentante territoriale e, incredibile, un membro dell’Unhcr: siamo commissariati dall’Onu). E mentre le nuove domande si accumulano a un ritmo di oltre diecimila al mese, si sommano anche gli arretrati da smaltire. Altre 9mila istanze sono state depositate solo nel mese scorso. Faldoni su faldoni che ingolfano la macchina della burocrazia e quella delle espulsioni. Ecco perché nel bando ministeriale si legge che i nuovi assunti dovranno avere un profilo «altamente qualificato» in materia di protezione internazionale, visto che saranno impiegati per «l’esercizio di funzioni di carattere specialistico». Specializzazione che comprende tra i requisiti per essere ammessi un ventaglio di titoli di studio che va dalla laurea triennale in statistica a quella in giornalismo. I selezionati dovranno poi affrontare due prove scritte in tema di legislazione sull’asilo e sulla conoscenza dell’inglese. Infine quella orale, su storia contemporanea e geografia politica ed economica. Nozioni minime richieste a chi è chiamato a decidere del destino di un esercito di colonizzatori proveniente da Nigeria, Bangladesh e Gambia. Bisogna conoscere perfettamente la geografia, per sapere che nessuno dei paesi citati confina con la Siria.


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