Rogo camper a Roma: “Ha stati i razzisti, fascisti e xenofobi…e anche Putin”



Nelle ore immediatamente successiva al caso delle tre zingare morte nel rogo di un camper a Roma, orde di giornalisti con la bava alla bocca battevano il quartiere chiedendo informazioni sulle recenti proteste anti-degrado, seguite ad un’ondata di furti. Furti che avevano causato giusta e prevedibile rabbia negli abitanti. Gli stessi giornalisti che se ne sbattono del degrado.

L’Huffington Post, ormai sempre più simile alla sua nemesi satirica, titolava immediatamente: «Molotov contro i rom». Tutti i rom? E pensare che c’è un apposito ufficio del governo che punisce chi usa questa parola «generalizzando». Ma solo se serve a gridare al razzismo. L’anti razzismo ha via libera anche se non si attiene ai fatti.

E così il cronista del Corriere corre a sollecitare commenti intolleranti dalla gente del quartiere infastidita dai rom. La Repubblica che fa il pezzo sull’odio anti rom e, una volta che la polizia lo esclude come movente del rogo del campo (le indagini portano alla pista della faida tra clan e ora c’è anche un sospettato) lo converte in «anche se non è stato razzismo c’è l’odio per i rom». E poi su Twitter l’ex leader della Fiom Giorgio Cremaschi: «Sorelline #rom bruciate vive da luridi assassini ci urlano che il #razzismo produrrà infami stragi fino al suo bando totale dal genere umano». Altri sui social network trovano subito il colpevole: «Il razzismo sta crescendo alimentato da gente come #salvini». Ma il top lo raggiunge l’Anpi, che a tempo di record indice un presidio «contro la barbarie fascista».

La speranza era chiara: che la responsabilità fosse di qualche residente esasperato che avesse tirato una molotov contro il camper dei 13 zingari, camper che occupava abusivamente il parcheggio. Speranza delusa: gli investigatori sono alla ricerca di un sospettato in diversi campi nomadi di Roma. Noi lo avevamo capito da un particolare: solo uno zingaro poteva lanciare un ordigno contro il camper a volto scoperto, per l’alta qualità intellettiva e per il senso di impunità.

Ma l’evidenza dei fatti non aveva trattenuto, ieri, la Croce Rossa, ormai ente addetto alla sostituzione etnica, dal fare la solita brutta figura, tentando di sfruttare il rogo per fare pubblicità ai propri business del degrado: “A Roma, come in tante altre parti d’Italia, si continua a morire di esclusione sociale e di stigma”, aveva detto il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca. E invece no, si continua a morire per mano degli zingari, quelli che voi ci avete scaricato sotto le finestre di casa. Per i quali, ovviamente, non verseremo finte lacrime, anzi. Perché gli zingari non devono stare in Italia. Non è casa loro.



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