Procura fascista: maxi processo contro il saluto ai morti



Liberare gli stupratori, e processare i pensieri. Si può riassumere così, la cosiddetta ‘linea dura’ della Procura di Milano nei confronti dei militanti che hanno partecipato alla cerimonia di saluto ai caduti della Repubblica Sociale Italiana sepolti nel cimitero di Musocco.

Dopo che la Questura di Milano ha inviato un rapporto indicando i nomi di una dozzina di partecipanti all’evento, il pubblico ministero Alberto Nobili ha deciso di iscriverli nel registro degli indagati per il reato di manifestazione fascista, previsto dall’articolo 5 della legge Scelba, e per manifestazione non autorizzata. Oggi i veri fascisti sono i cosiddetti ‘democratici’.

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Nel comportamento dei partecipanti alla cerimonia, aderenti quasi tutti al gruppo di Lealtà e Azione, il pm Nobili ha ravvisato non il reato di apologia di fascismo (che colpisce “chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche” del partito fascista) ma il reato di manifestazione fascista, che colpisce chi “partecipando a pubbliche riunioni compie manifestazioni usuali del disciolto partito fascista”. Secondo la ricostruzione della Digos e della Procura, con la loro iniziativa i militanti non hanno svolto attività di propaganda nè organizzativa, ma con il saluto romano alle tombe hanno utilizzato una manifestazione usuale del partito fascista. E questo reato è punito dalla legge Scelba più pesantemente della apologia: tre anni invece di due. Tre anni, per un saluto romano. Domanda: ci volete fare diventare tutti fascisti, anche noi che non lo siamo, per reazione alle vostre stupide leggi? Perché è quello che otterrete perseguitando qualcuno perché esprime, magari sbagliando, un’idea politica.


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