Parroco costruisce Moschea dentro la chiesa: «Voglio farla con i soldi pubblici»



“È bello vedere questi musulmani che si danno alla preghiera, e sarebbe bello che anche a Pistoia ci fosse una moschea”. Sono queste le parole di Don Massimo Biancalani, sacerdote della diocesi di Vicofaro, il quale ha dichiarato di voler predisporre una nuova moschea all’interno della chiesa.

“La polemica nacque l’anno scorso, in seguito alla presentazione del progetto di accoglienza dei migranti – ha commentato il sacerdote – ed il progetto, è anche frutto di scambio interculturale e religioso. Noi non rappresentiamo una cooperativa, bensì una comunità parrocchiale che deve accogliere persone bisognose di cura e di protezione. E questi ragazzi sono per metà musulmani.”

No, tu rappresenti un’ideologia masochista che vede nella sodomizzazione etnica un’esigenza quasi erotica. Siete dei fanatici. E nel frattempo, ci guadagnate pure: 35 euro a botta.

Si tratta sempre di lui:

Parroco amico dei profughi: “Costruire moschea con soldi pubblici”

“Abbiamo dato la nostra più completa disponibilità di accoglienza a questi ragazzi – continua -. Si tratta di persone richiedenti asilo, che sbarcano a Lampedusa, entrano nel nostro territorio e chiedono protezione umanitaria. Sarà poi la prefettura ad affidarle in strutture come la nostra, oppure in cooperative in attesa che lo Stato dia loro una risposta.”

E lui incassa. Forse solo euro, o forse ‘incassa’ anche qualcos’altro.

“Questi ragazzi pregano cinque volte al giorno rivolgendosi verso la Mecca, anche nelle loro stanze; ed un giorno a settimana, il venerdì, vanno nella moschea per pregare – dice don Biancalani, senza alcun timore -. A Sant’Agostino esiste una moschea, ossia un seminterrato nel quale i musulmani possono pregare, ma non è un luogo dignitoso. Per questo motivo, intendo creare un posto in cui pregare con tutta tranquillità, attraverso diverse iniziative di collaborazione.”

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“Io sono un tipo pacifico e ciò che abbiamo fatto noi dovrebbero farlo tutte le parrocchie – commenta don Massimo Biancalani –. E, se ci sono persone povere in Italia, non dipende certo dai migranti: persone che scappano dal loro paese e che, ogni giorno, rischiano la loro vita a causa di una semplice influenza, oppure persone che scappano dalla guerra. Mi raccontano cose spaventose ogni volta.”
“Sono ragazzi giovanissimi, fra i 18 e i 22 anni a Vicofaro, mentre un po’ più grandini a Ramini, provenienti da zone come il Ciad, la Guinea o il Gambia – conclude – e loro, grazie ad Internet, osservando il nostro mondo hanno deciso di buttarsi, con la consapevolezza di non perdere niente. Per me, è motivo di soddisfazione ed orgoglio condividere con questi ragazzi gioie e sofferenze, riscoprendo un senso di paternità dovuto dal fatto che queste persone hanno bisogno di tanto amore e protezione.”

E’ chiaro che siamo in presenza di mantenuti, sia i fancazzisti che il don, uno che per non lavorare si è dato al celibato.



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