La prof ‘razzista’ non potrà più insegnare: aveva offeso Boldrini e Islam



GLI STUDENTI VANNO PROTETTI DALLA VERITA’, CHE E’ PERICOLOSA PER MENTI FRAGILI

Fiorenza Pontini tornerà al lavoro, a partire dal prossimo 26 maggio: non più con mansioni di insegnamento, ma con incarichi amministrativi presso l’Ufficio scolastico regionale.

È il risultato dell’accordo siglato ieri mattina tra i rappresentanti del ministero dell’Istruzione e i legali dell’insegnante che, la scorsa estate, finì nell’occhio del ciclone per via di una serie di frasi definite ‘razziste e xenofobe’ pubblicate sul suo profilo Facebook, aperto a tutti.

La professoressa, all’epoca in servizio al liceo Marco Polo di Venezia, fu sottoposta ad un procedimento disciplinare che si concluse dell’inizio dell’anno con il suo licenziamento. Provvedimento che gli avvocati Paolo Seno e Mario Rigo hanno impugnato di fronte alla sezione lavoro del Tribunale, sostenendo che la sanzione è del tutto spropositata rispetto alla violazione contestata, la prima in tanti anni di insegnamento. L’accordo è stato ufficializzato di fronte al giudice Margherita Bortolaso, la quale, in assenza di un compromesso tra le parti, avrebbe dovuto decidere sulla richieste di reintegro della professoressa Pontini. Invece il ministero ha accettato di rinunciare al licenziamento, sostituendolo con la sospensione dal servizio per sei mesi. E la professoressa ha accettato di tornare al lavoro con un diverso incarico, in modo da non dover tornare a contatto con gli studenti, evitando il riaccendersi di polemiche. Computando il periodo di sospensione già scontato, prenderà servizio all’Ufficio scolastico regionale a partire dal 26 maggio, con un incarico adeguato al suo profilo professionale di laureata.

A carico della professoressa Pontini è ancora pendente l’inchiesta aperta dalla Procura per istigazione all’odio razziale, procedimento nel quale l’insegnante è difesa dall’avvocato Renato Alberini.

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La prof aveva attaccato i bambini musulmani, da eliminare perché «tutti futuri delinquenti, da estirpare alla radice», e i clandestini ai quali aveva augurato «di affogare», e l’accoglienza di quanti fuggono da guerre inesistenti, considerati «la peste del terzo millennio».


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